giovedì 2 marzo 2017

Diritti d'autore nell'epoca di internet

Internazionale: I diritti d’autore nell’epoca di internet. http://google.com/newsstand/s/CBIw0JLOuTQ

martedì 28 giugno 2016

Le foto sui social network possono essere liberamente copiate?



 Nessuno dovrebbe mai prendere le immagini di qualcun altro ed usarle a scopo di lucro: è uno dei principi dell'etica professionale e, sicuramente, della buona educazione. Per questo motivo riporto parzialmente un articolo apparso sul sito www.laleggepertutti.it che offre una esaustiva sintesi di ciò che il legislatore prevede in merito.
Il succo è (naturalmente) che chi copia è un farabutto.





Diritto d’autore: quali immagini si possono utilizzare senza il consenso dell’autore e quali, invece, danno diritto al risarcimento del danno.

Si possono condividere e copiare le immagini e le fotografie che si trovano pubblicate su internet e, in particolare, sui social network come Facebook Instagram? «Se l’autore le ha messe online vuol dire che sono pubbliche», un luogo comune che si sente spesso dire, a volte senza neanche tanta convinzione, al solo scopo di giustificare una “pirateria” facile e gratuita. Ma non è così, almeno non sempre. La legge sul diritto d’autore [1] tutela tutte le opere – immagini e fotografie comprese – che siano dotate di un minimo margine di creatività, ossia quelle il cui autore non si sia limitato a scattare il click della fotocamera a un aspetto comune della realtà materiale (una strada, un albero, un casa) senza aggiungervi “del suo”. Non c’è però bisogno che si tratti di vere e proprie opere d’arte, oggettivamente riconosciute: per i giudici anche le fotografie semplici pubblicate su una pagina web, prive di quell’originalità tipica delle fotografie artistiche, non possono essere copiate senza citare il nome dell’autore e riconoscere a quest’ultimo il corrispettivo per i diritti patrimoniali e morali legati all’opera. Basta, a volte, anche un filtro fotografico o una inquadratura particolare a rendere il prodotto tutelato con il diritto d’autore.
Ma quand’è che opera il copyright? Come lo si riconosce? A quanto può ammontare il risarcimento del danno? Procediamo con ordine.

Quali fotografie sono protette dal copyright?

Con una recente sentenza [2], il Tribunale di Roma ha ampliato il concetto di fotografia tutelata dal diritto d’autore. L’utilizzo dei numerosi software per dilettanti, presenti sui pc, sulle fotocamere e sulle app degli smartphone consente a chiunque di rivendicare i diritti d’autore su scatti di minimo pregio artistico.

Il veto all’utilizzo riguarda tanto l’uso per scopo privato che per fini commerciali. Non è vietato, quindi, l’utilizzo delle foto altrui solo per promuovere, ad esempio, una propria attività economica. La tutela è a 360 gradi, come detto, anche se si tratta di fotografie semplici, ma in questo caso è necessario che il nome dell’autore sia riportato sulla foto stessa o immediatamente dopo [3].

Il tribunale di Milano ha ulteriormente chiarito che [4] si possono pubblicare in rete, anche se ripresi da altri siti, fotografie tecniche ed elenchi di concetti di settori specifici, su cui non si individuano contributi personali, anche minimi, necessari alla tutelabilità. La pagina web non può considerarsi creativa se nell’organizzazione dei discorsi si utilizza lo schema classico definizione-spiegazione-immagine esemplificativa e se nelle tabelle sono impiegati font e modelli abitualmente usati nel settore.

Che succede se la foto riguarda un evento o un luogo pubblico?

Le foto scattate in un luogo pubblico possono essere utilizzate e copiate salvo che comportino un danno alla persona ritratta. Infatti, la legge sul diritto d’autore richiede il consenso della persona interessata per esporre il suo ritratto. Anche nei casi in cui si può prescindere dal consenso, come per i fatti che si svolgono in pubblico, resta il divieto dell’esposizione quando la fotografia reca pregiudizio all’onore, alla reputazione o al decoro della persona ritratta [5].

Che succede se non è indicato il nome dell’autore?

Non è necessario che l’autore abbia indicato il proprio nome sul contenuto se questo è pubblicato su un social network, perché la paternità del profilo, salvo prova contraria, è sufficiente a dimostrare la titolarità del contenuto. Ciò vale anche se le impostazioni della bacheca siano “pubbliche”.
Il fatto che le immagini siano pubblicate su Facebook non le rende di pubblico dominio né fa sì che il social network ne diventi proprietario; difatti Facebook ha solo una licenza d’uso (peraltro non esclusiva), per cui la proprietà dell’opera pubblicata resta dell’autore.


Come si quantifica il danno

Con diverse sentenze i giudici hanno detto che il danno va parametrato in base ad una serie di fattori quali:
  • la qualità dell’opera in sé per sé, concetto certamente non facile,
  • il tempo durante il quale si è verificato l’atto di pirateria
  • il mancato guadagno per l’autore ossia la perdita economica causata dal “furto” e da valutare sulla base del ritorno economico che ne avrebbe ottenuto qualora non vi fosse stato l’atto di pirateria,
  • l’utilità ricevuta dall’illegittimo sfruttatore. Se quest’ultimo, pur avendo usato una foto senza consenso, ne ha tratto un minimo beneficio economico (con tale intendendosi anche quello non per scopo di lucro), il risarcimento sarà più basso,
  • la finalità (se per scopi commerciali o meno) per la quale è avvenuta l’appropriazione.
Spesso sono state assunte a parametro per la relativa quantificazione del danno le tabelle utilizzate dalla Siae nel Compendio delle norme e dei compensi per la produzione dell’arte figurativa, plastica e fotografica.

Che avviene se la foto è di una agenzia?

Diversa la disciplina per le fotografie o i video venduti alle agenzie. In questo caso valgono le regole classiche previste dalla legge sul diritto d’autore per le fotografie semplici: il diritto del fotografo a veder apposto il proprio nominativo sulle riproduzioni delle fotografie semplici, che ritraggono immagini di persone e di aspetti, elementi o fatti della vita naturale o sociale, è subordinato al fatto che tale indicazione risulti apposta sulla fotografia in questione. Soltanto per i contenuti web, infatti, valgono le presunzioni sulla titolarità dei diritti d’autore [6].


Quali foto si possono liberamente copiare e condividere?

Si possono liberamente copiare le fotografie prive di creatività, come quelle tratte da tutorial esplicativi, quelle di un luogo comune (una strada, un prato, un elemento architettonico), senza che l’autore vi abbia apposto un margine di personalizzazione, anche minima.


Posso pubblicare la foto di un soggetto che mi ha autorizzato allo scatto?

Una cosa è il consenso a farsi fotografare, un’altra quello a pubblicare lo scatto; il primo non implica il secondo. Pertanto, il consenso a farsi scattare una fotografia non equivale all’autorizzazione alla sua pubblicazione. In questi casi il risarcimento del danno sia patrimoniale che morale dovrà essere valutato in via equitativa, tenendo conto della notorietà del danneggiato, della gravità della violazione, della diffusione del mezzo e del tempo di esposizione dell’immagine [7].

[1] L. n. 633/1941
[2] Trib. Roma, sent. n. 12076/2015 del 1.06.2015.
[3] Trib. Milano, sent. n. 6766/2016 del 30.05.2016.
[4] Trib. Milano, sent. n. 10842/2015 del 29.09.2015.
[5] Cass. sent. n. 15763/2015.
[6] Trib. Milano, sent. n. 940/2016.
[7] Trib. Genova, sent. n. 511/2015.

Riportiamo anche la sentenza, per intero:

LA SENTENZA

Corte di Cassazione, Sezione 3 civile Sentenza 27 luglio 2015, n. 15763
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE TERZA CIVILE
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. SALME’ Giuseppe – Presidente Dott. SPIRITO Angelo – Consigliere Dott. SESTINI Danilo – rel. Consigliere Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere
ha pronunciato la seguente:
SENTENZA
sul ricorso proposto da:
(OMISSIS) (OMISSIS), elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), rappresentata e difesa dall’avvocato (OMISSIS) con studio il (OMISSIS), giusta procura speciale a margine del ricorso;
– ricorrente –
contro
(OMISSIS);
– intimato –
avverso la sentenza n. 400/2011 del TRIBUNALE DI BARI – SEDE DISTACCATA di RUTIGLIANO -, depositata il 22/12/2011, R.G.N. 522/2009;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 30/04/2015 dal Consigliere Dott. DANILO SESTINI;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. Velardi Maurizio che ha concluso per l’accoglimento del ricorso p.q.r..
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
(OMISSIS) convenne in giudizio (OMISSIS),
titolare del locale (OMISSIS), per sentirla condannare al risarcimento del danno all’immagine che aveva subito a seguito della pubblicazione – sul sito web del Club – di alcune fotografie che ritraevano l’attrice mentre partecipava – in qualita’ di ballerina – alla serata di inaugurazione del locale; dedusse che le foto erano state scattate e pubblicate senza autorizzazione ed avevano provocato un concreto danno alla sua onorabilita’.
Il Giudice di Pace di Casamassima accolse la domanda e condanno’ la (OMISSIS) a risarcire il danno, liquidandolo nella somma di 1.500,00 euro.
Il Tribunale di Bari, Sez. Distaccata di Rutigliano ha riformato la sentenza, rigettando la domanda e condannando la (OMISSIS) al pagamento delle spese del doppio grado di giudizio.
Ricorre per cassazione la (OMISSIS), affidandosi a quattro motivi; l’intimata non svolge attivita’ difensiva.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Compiute alcune considerazioni di carattere generale sul concetto di “diritto all’immagine”, il Tribunale esaurisce la motivazione affermando: “tanto premesso, e’ evidente che la domanda introduttiva del giudizio di primo grado e’ rimasta priva di ogni prova, richiesta, ovvero offerta. Ne’ prova puo’ considerarsi l’avvenuta produzione in giudiziodi foto effettuate con l’espresso consenso della persona ritratta che, si badi bene, si stava esibendo in un pubblico spettacolo. Manca, in altri termini ogni concreta prova del disdoro derivato alla attrice e la entita’ del danno”.
Col primo motivo (“violazione e falsa applicazione della Legge n. 633 del 1941, articoli 96 e 97 e dell’articolo 10 c.c.”, nonche’ “omessa e/o insufficiente motivazione”), la (OMISSIS) si duole che il Tribunale non si sia pronunciato sulla questione “della insussistenza del diritto de (OMISSIS) a pubblicare e diffondere sul proprio sito internet le fotografie” e lamenta “un vuoto motivazionale che impedisce l’individuazione e la verifica dell’esattezza dell’iter logico seguito dal giudice d’appello”.
Col secondo motivo (che ripete la stessa rubrica del primo con l’aggiunta del riferimento all’articolo 2697 c.c. e del rilievo della contraddittorieta’ della motivazione), la ricorrente si duole specificamente della mancata considerazione degli elementi probatori che deponevano nel senso del difetto di qualunque autorizzazione all’effettuazione delle fotografie e alla loro pubblicazione; evidenzia che il Tribunale non ha considerato che gravava sulla parte convenuta l’onere di fornire la provadell’avvenuto consenso e dell’esistenza delle condizioni di cui alla Legge n. 63 del 1941, articolo 97, tanto piu’ che le fotografie erano state scattate all’interno di un “locale da ballo privato” ed erano state utilizzate a fini promozionali e pubblicitari e, quindi, a scopo di lucro.
Il terzo motivo (avente rubrica identica al secondo) censura la sentenza per avere ritenuto insussistente la prova della lesione del decoro e della reputazione, senza considerare che le foto avevano avuto diffusione anche nell’ambiente di lavoro della (OMISSIS) (il Centro Polifunzionale della Polizia di Stato di Bari), determinando commenti pesanti e facendo guadagnare alla donna la “reputazione di donna di facili costumi”.
Il quarto motivo prospetta ogni possibile vizio motivazionale in merito al fatto che la (OMISSIS) avrebbe affermato di avere svolto – in occasione della festa – anche attivita’ di animatrice.
I motivi – che vanno esaminati congiuntamente per l’evidente connessione – sono fondati.
Premesso che – per quanto emerge dal ricorso – le due fotografie di cui si tratta ritraggono la (OMISSIS) (l’una) “in primissimo piano in ginocchio col viso all’altezza della zona pubica maschile” e (l’altra) mentre sembra “slacciare ilcopri perizoma della stessa figura maschile” e considerato che e’ pacifica la circostanza che tali foto rimasero pubblicate per alcuni mesi sul sito web del Club, deve ritenersi che l’affermazione categorica compiuta dal giudice di appello circa il fatto che la domanda introduttiva sia “rimasta priva di ogni prova” non risulti adeguatamente motivata.
La sentenza – che si segnala per l’estrema concisione – non spiega le ragioni della conclusione secondo cui le foto furono effettuate con “l’espresso consenso” dell’interessata (potendosi, tutt’al piu’, presumere un consenso implicito per il fatto che la ragazza si stava esibendo in pubblico), ma -soprattutto- tace del tutto sul distinto profilo del consenso alla pubblicazione sul sito internet, che la (OMISSIS) ha recisamente negato di avere espresso e che risultava invece necessario per legittimare la pubblicazione.
Ne’, nell’escludere “ogni concreta prova di disdoro”, la sentenza ha dato alcun conto – neppure al fine di escluderne la rilevanza – delle dichiarazioni testimoniali rese dai testi (OMISSIS) e (OMISSIS).
In punto di diritto, va rimarcato come le disposizione della Legge n. 633 del 1941, articoli 96 e 97 affermino il principio della necessita’ del consenso della personainteressata ai fini dell’esposizione del suo ritratto (e’ tale e’ stata sicuramente la pubblicazione continuativa su un sito internet accessibile da parte di un numero indeterminato di utenti) e che anche laddove si possa prescindere da tale consenso (come in relazione ad eventi “svoltisi in pubblico”) permane tuttavia il divieto di esposizione allorquando la stessa “rechi pregiudizio all’onore, alla reputazione od anche al decoro della persona ritrattata” (Legge n. 633 del 1941, articolo 97).
All’accoglimento del ricorso consegue la cassazione della sentenza e il rinvio della causa al Tribunale di Bari, in persona di diverso magistrato.
P.Q.M.
Accoglie il ricorso, cassa e rinvia al Tribunale di Bari, in persona di altro magistrato.

mercoledì 27 aprile 2016

Non deludere il turista

Bellissima lettura quest'oggi. Pare che il turista medio (Europa) programmi sempre meno i luoghi da visitare, lasciando la scelta allo stesso mercato ed elaborando le proprie decisioni in tempi molto stretti (pare si aspettino gli ultimi due giorni, per spostare un nucleo famigliare semplice). Questo vuol dire che, nei periodi brevi di vacanza concessi dalla routine lavorativa, la gente non si muoverà per lunghi tragitti, non pianificherà un itinerario, concentrerà la sua capacità di spesa in pochi luoghi, spesso singoli. Oltre a questo, sarà portato a compensare la poca disponibilità di tempo con l'acquisto di pochi beni e servizi che diano però emozioni "importanti e memorabili", preferendo quindi l'alta qualità percepita. In cosa dobbiamo esser bravi? Non lo dobbiamo deludere.

mercoledì 22 luglio 2015

Chi perde paga il conto - il nuovo pack di boulanger

Bellissima idea, volta ad instaurare una relazione tra consumatore e brand attraverso il pack.
Io la trovo geniale.

http://www.packagingoftheworld.com/2015/07/boulanger-student-project.html

martedì 21 luglio 2015

Denti Cariati.

Il copy della campagna dice:"Non permettere ai batteri di stabilirsi"

Personalmente ci trovo una spettacolare analogia con quanto accade oggi e Roma, travagliata da storie di corruzione e mafia capitale.

Questa Campagna ha ottenuto numerosi premi alla creatività al festival di Cannes.


lunedì 15 dicembre 2014

CANCELLATO L'OBBLIGO DI INDICARE L'ORIGINE DEL CIBO SULLE ETICHETTE: UN DRAMMA PER IL CIBO MADE IN ITALY.




Con il REGOLAMENTO (UE) N. 1169/2011 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO DEL 25 OTTOBRE 2011 mamma Europa ci impone di togliere l'obbligo di indicare, sulle etichette di qualsiasi prodotto alimentare (carne e latticini esclusi), il paese in cui gli stessi sono stati prodotti.
Viene così a cadere uno scudo (forse l'ultimo) contro la contraffazione dei prodotti fatti in Italia.

Una multinazionale tailandese potrebbe tranquillamente acquistare un marchio italiano, produrre pasta in Cambogia e rivendercela come prodotto italiano senza che il consumatore possa conoscere con esattezza l'origine della pasta stessa (con tutte le conseguenze del caso). Un'azienda agricola Italiana potrebbe acquistare olio dal Nepal e rivenderlo nel mercato italiano senza indicare il paese di origine dello stesso.

I parlamentari italiani in Europa non si sono ancora espressi in merito e penso ci sarà da aspettare per ottenere una spiegazione.

Per noi operatori sarà forse più semplice realizzare l'etichetta di un prodotto? Probabilmente si: il regolamento sdogana i termini di uso comune come ad esempio "sale" ed "aceto di vino" o  "succo di limone" e questo potrebbe essere un bene per tutti, ma penso che il danno all'economia made in Italy, già oggetto di "clonazioni" di vario genere, sia piuttosto ingente e le multinazionali (come al solito) ringraziano.

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2011:304:0018:0063:IT:PDF

http://www.mieliditalia.it/download/dlgs_109_92_mod_dlgs_181_03.pdf

http://espresso.repubblica.it/attualita/2014/12/11/news/sparisce-l-origine-del-cibo-dalle-etichette-ce-lo-impone-l-unione-europea-1.191395


mercoledì 17 settembre 2014

Il commercio elettronico in Italia? Un boom!

Riporto un articolo molto interessante in cui è presente qualche dato sull'e-commerce in Italia.

Lo studio è stato realizzato da NetComm, con il supporto di Human Highway e in partnership con Banzai, Postecom e QVC, dal titolo “Net Retail – Il ruolo del digitale negli acquisti degli italiani”,ci svela tutti i dati del commercio elettronico in Italia.

I NUMERI DEGLI ACQUIRENTI ITALIANI ONLINE
I primi dati che emergono dall’indagine: gli Italiani che hanno comprato un bene o un servizio suInternet almeno una volta sono 21,4 milioni. Quelli che hanno effettuato un acquisto nel secondo trimestre di quest’anno sono 16 milioni, contro i 9 milioni del primo trimestre. Quelli che acquistanoogni mese sono 10 milioni, il 26% in più rispetto all’anno scorso.
Si tratta di numeri elevati che dimostrano una crescita esponenziale del commercio elettronico. Nelprimo semestre di quest’anno, infatti, gli acquisti su internet hanno superato 100 milioni di operazioni(il 56% per prodotti fisici e il 44% per beni o servizi digitali) e si prevede che alla fine dell’anno si raggiungeranno 200 milioni di operazioni.
INTERNET INFLUENZA ANCHE GLI ACQUISTI TRADIZIONALI
Secondo Netcomm, l’online influenza un acquisto tradizionale su quattro, in leggero calo dal 26,2% di marzo al 24% di giugno. Per i prodotti turistici, al contrario, si è passati dal 29,6% al 32,7%. Ciò significa cheun acquisto tradizionale di viaggi su tre è influenzato in modo decisivo dalle informazioni raccolte e analizzate in Rete.
PERCHÉ IL NET RETAIL CRESCE?
I motivi dell’aumento del mercato online sono la familiarità con i servizi online per oltre la metà della popolazione italiana maggiorenne; la diffusione della banda larga (+54% nell’ultimo anno); la varietà e la qualità dell’offerta online; l’ottimo sistema di trasporto e consegna dei prodotti acquistati su internet.
IL VALORE DEL MERCATO ONLINE
Nel 2013, gli acquisti su Internet hanno superato i 14 miliardi di euro, contro i circa 700 miliardi delle vendite Retail in Italia. Nel 2014 si prevede di raggiungere una cifra ancora superiore: 18 miliardi.
ACQUISTI TRAMITE APP
Analizzando il primo semestre di quest’anno, Netcomm ha notato che il 77,9% degli utenti ha acquistato sul web tramite il sito del venditore. Tra gli oltre 16 milioni di acquirenti online degli ultimi 3 mesi, il16.4% ha fatto almeno un acquisto tramite app su smartphone e il 10% tramite app su tablet.
CATEGORIE MERCEOLOGICHE PIU’ ACQUISTATE
Sempre dai dati raccolti nel primo semestre del 2014 emerge che gli acquisti online vengono effettuati inpoche grandi categorie: prima tra tutte, quella dei viaggi e del turismo, poi l’elettronica, leassicurazioni, l’abbigliamento e l’alimentare. Queste categorie sviluppano, infatti, quasi la metà dell’intero valore del mercato a marzo (49,8%) e più della metà a giugno (57,6%).
Come si nota, c’è una diversa distribuzione della spesa a seconda dei mesi: a giugno, infatti, c’è stata una grande crescita della vendita di servizi legati al turismo, che hanno generato il 33,8% del valore degli acquisti online (contro il 25,2% di marzo).
Studio NetComm
Fonte NetComm/Human Highway
UTILIZZO DEI SISTEMI DI CONSEGNA
Nell’immagine qui sotto si vede come la maggior parte degli acquisti online di prodotti fisici richiedano laconsegna a domicilio, nel luogo di lavoro o in altre sedi concordate, mentre solo l’8% degli acquirenti ritira personalmente il proprio ordine presso un punto vendita o di ritiro.
Indagine NetComm sugli e-commerce in Italia
Fonte NetComm/Human Highway
IL RUOLO DELLE ACQUIRENTI DONNE
Il 45% del valore complessivo del Net Retail è generato dalle acquirenti donne, con uno scontrino medio leggermente più basso di quello degli uomini (3 punti percentuali in meno).
In alcune categorie, però, è il target femminile ad effettuare la maggioranza degli acquisti: cosmetici, arredamento e casalinghi, gioielli e salute & benessere.
Secondo NetComm, inoltre, le acquirenti donne risultano molto esigenti e richiedono ai merchantmiglioramenti come sconto sui prodotti, possibilità di provare e restituire il prodotto, consegna gratis e su appuntamento.
Ecco i beni e servizi più acquistati dalle donne italiane su Internet, secondo NetComm
Fonte NetComm/Human Highway
FORME DI PAGAMENTO
Gli acquisti su Internet vengono nella maggior parte dei casi pagati al momento dell’ordine: dall’83% del2013 si è passati all’87% del 2014. Il rimanente 13% salda invece alla consegna (ad esempio, nel caso di pagamento con contrassegno) o al momento dell’erogazione del servizio (ad esempio, per gli hotel).
Il principale metodo di pagamento risulta essere PayPal (37%), seguito dalle carte prepagate (23,9%) e dalle carte di credito (18,2%).
Metodi di pagamento più utilizzati dagli utenti italiani secondo NetComm
Fonte: NetComm/Human Highway
SODDISFAZIONE DEI CLIENTI ONLINE
Lo studio di Netcomm chiude riportando i livelli di soddisfazione degli acquirenti online, che promuovono quasi a pieni voti qualsiasi fase del processo di shopping online, come si può vedere nel grafico qui sotto.
Gli utenti che acquistano online sono soddisfatti? Lo studio di NetComm
Fonte: NetComm/Human Highway
CONCLUSIONI


Il Net Retail sta avendo un’enorme crescita anche nel nostro Paese, dove gli acquirenti online sono in continuo aumento. Ciò rappresenta una grande opportunità per gli e-commerce, che sono chiamati oggi più che mai a soddisfare gli utenti con offerte esclusive e concorrenziali, condizioni di vendita chiare, metodi di pagamento e consegna efficaci.
citazione da fonte: http://blog.webperformance.it/2014/09/16/il-piu-recente-studio-di-netcomm/