martedì 29 marzo 2011

Le quattro "P" sono ancora uno strumento utile per l'attività decisionale nel marketing?





Certamente le quattro “P” forniscono ancora un utile quadro di riferimento per la pianificazione del marketing. Tuttavia, rappresentano più la prospettiva del venditore che quella dell’acquirente. Per questo si è pensato di convertirle nelle quattro “C”, come segue:

prodotto = Customer value (valore per il cliente)
prezzo = Customer cost (costo per il cliente)
punto vendita = Customer convenience (convenienza per il cliente)
promozione = Customer communication (comunicazione al cliente)

  • Le quattro “C” ricordano che i clienti vogliono valore, costi bassi, convenienza elevata e comunicazione, non promozione.
Sono state proposte altre “P”, tra cui packaging, personalizzazione della vendita, passione e altre ancora. Effettivamente il packaging è già compreso nello schema, sotto prodotto o promozione, mentre personalizzazione della vendita e passione rientrano nella promozione.
Riguardo al marketing dei servizi sono state proposte altre tre “P”: la prima è personale, e riguarda l’impressione lasciata da chi fornisce il servizio; la seconda èprocedure, in quanto uno stesso servizio può essere fornito in molti modi diversi: ad esempio, un ristorante può offrire pasti al tavolo, al buffet o con consegna a domicilio. La terza, prove fisiche, si riferisce al fatto che i fornitori di servizi cercano di conferire un carattere tangibile alle proprie offerte ricorrendo a certificati, biglietti, logo e altro.
Quanto a me, ho suggerito di includere politica e pubblica opinione (che ho definito “strumenti di megamarketing”) poiché il marketing dipende in gran parte da un governo e da un pubblico ricettivi. Ad esempio, se il governo opera discriminazioni nei confronti delle multinazionali, queste ultime saranno meno efficaci; quindi le multinazionali devono adottare tecniche di persuasione mettendo in evidenza i vantaggi offerti e i potenziali contributi forniti all’economia del paese ospitante.

venerdì 25 marzo 2011

Potrebbe il marketing sfruttare il clima di privazione?



Questa mattina ho raccolto le lamentele di un cliente circa i modelli che vengono espressi attraverso i media; in particolar modo la televisione.
Egli faceva riferimento allo "sfarzo necessario", alla disciplina dell'apparire e dell'esibire quento più lusso possibile.
Questa vicenda mi ha fatto ricordare il colloquio avuto con una studentessa universitaria che mi chiedeva quanto e se un pubblicitario professionista potesse definirsi un "MANIPOLATORE".
Effettivamente molto del marketing fa leva sulle esigenze e sulle aspettative del mercato che si vuole aggredire... si deve offrire alle gente ciò di cui ha bisogno! Ma esiste qualcuno che decide di cosa abbiamo (o non abbiamo) bisogno?


W.G. Ranciman, nel 1966 propone agli studiosi della psicologia sociale e della sociologia la teoria della PRIVAZIONE RELATIVA.
Secondo Ranciman, l'insoddisfazione per il sistema di privilegi e compensi di una data società non è proporzionale al grado di ineguaglianza cui sono soggetti i suoi membri, ma dipende piuttosto dal senso di privazione dei suoi membri, che a sua volta deriva dai gruppi di riferimento e dalle comunità con i quali gli individui si confrontano, e dalle aspettative che in essi si sono formate.
Per cui l'aperto malcontento è relativamente raro in periodi di costanti privazioni, mentre tende a crescere quando si intravede una possibilità di miglioramento, ed è probabile che le rivoluzioni avvengano in periodi di relativo benessere crescente.

In poche parole, quando il senso di privazione è costante per tutti, il malcontento è  raro. Nel momento in cui ci viene fornita una possibilità di migliorare il nostro status, il suddetto malcontento aumenta ed è questo stesso che funge da stimolo per farci prendere provvedimenti e cercare cogliere quella opportunità di migliorare.


Potrebbe essere interessante pensare di poter creare un aumento calcolato del malcontento in un determinato gruppo sociale per un determinato status sociale ed offrire una via per il raggiungimento veloce della possibilità di miglioramento dello stesso? Cosa sucede se chi crea il malcontento "ad hoc" offre anche una semplice via per la soluzione?
E cosa succederebbe se questa soluzione consistesse nell'acquisto di un prodotto?
Probabilmente i facenti parte del gruppo sociale si muoverebbero per acquistare questo prodotto che favorirebbe l'acquisizione di uno status sociale più elevato.

L'esibizione del lusso attraverso i media, questo costante senso di inadeguatezza, tronisti che bevono spumanti da centinaia di euro frequentando locali notturni di estremo lusso, potrebbero essere un esempio di quanto descritto sopra?

martedì 22 marzo 2011

L'importanza di una Campagna Elettorale Permanente

L'impostazione attuale di una campagna elettorale locale (come quella per le elezioni amministrative che si tiene in questi duri giorni) è classica, basata su un'altissima pressione pubblicitaria per un periodo di tempo relativamente breve.
I materiali utilizzati rimangono sempre gli stessi, dall'affissionistica ai vari formati cartacei che vengono distribuiti (di solito) manualmente e lasciati sui banconi dei bar. Nulla di nuovo.
Personalmente sono più per una impostazione di campagna costante, spalmata per tutta la legislatura, con un budget preposto da reperire attraverso stakeholders.
Ritengo necessario un ininterrotto flusso di comunicazione tra la sfera amministrativo-politica e la cittadinanza, magari perseguendo obiettivi di fidelizzazione, ed un ulteriore flusso di comunicazione verso chi finanzia la campagna stessa (gli stakeholders).
In particolare, tendo a dividere la campagna in 2 momenti:
  1. MOMENTO ELETTORALE - con un'impostazione "Citizen Oriented" (cit. Norris)
  2. MOMENTO POST-ELETTORALE - con un'impostazione "Climate Oriented" (sempre citando Norris)
 Nel primo caso abbiamo la maggior parte del budget impiegato in campagne "Over the Line" attraverso i più comuni mezzi di comunicazione di massa. In questo caso molto è dato alla creatività "mirata" - bisogna esprimersi creativamente cercando di non ignorare i dati statistici provenienti dal monitoraggio costante del clima elettorale.
Nel secondo caso trovo utile focalizzare gli investimenti in campagne "Below the Line" integrate comunque da comunicazione O.T.L. proposta con minor pressione pubblicitaria - meno messaggi per contatto, ma presenza garantita della comunicazione.
Questa nuova concezione pone lo staff organizzativo, così come il candidato ed il partito del candidato, in costante clima elettorale durante tutta la legislatura.
Troviamo oggi un esempio pratico di questa teoria nelle varie campagne made in U.S.A. e nelle campagne elettorali nazionali di ultima istanza.
La mia personale esperienza ha portato un buon risultato durante le ultime elezioni amministrative regionali pugliesi, dove il mio assistito è stato eletto aumentando il suo elettorato del 18,3%.
Concludo con una caratteristica tipica delle campagne elettorali: le azioni di guerrilla da parte di soggetti esterni di cui vi propongo 2 esempi (forse) che hanno fatto molto ridere gli elettori, oltre a quelle di cui la mia agenzia si è resa protagonista negli ultimi giorni.






lunedì 21 marzo 2011

CAMPAGNA ELETTORALE

A maggio ci saranno le elezioni amministrative ad Oria (BR), il paesello in cui sono cresciuto.
Da circa 30 anni io continuo a crescere anagraficamente e professionalmente.
Da circa 30 anni il mio paesello continua a rimanere sempre lo stesso, a parte le strisce dipinte sull'asfalto che, in alcuni punti, sono diventate "BLU" in nome del progresso tecnologico tanto evocato dai politici locali.
In questo clima di sfiducia nelle istituzioni e di (quantomeno) trentenne immobilismo amministrativo, ho deciso di uscire con una campagna pubblicitaria istituzionale per le officine del peperoncino.
L'obiettivo è dimostrare che l'agenzia sa condurre le campagne elettorali in maniera efficiente ed efficace sconvolgendo le convenzioni.



Trovo indispensabile che la campagna verta sulla fiducia che un cittadino dovrebbe avere nei confronti delle istituzioni.
Trovo inoltre che il candidato sia una icona della fiducia.. qualcuno di cui il cittadino possa realmente fidarsi per vedere realizzate le promesse contenute all'interno dei famigerati programmi elettorali.
Saprò indicare successivamente i risultati della campagna!

Paolo Carone - strategic planner officine del peperoncino 

LEGAL MARKETING

Nuove frontiere? Io ci sono.
Come potrei mai rifiutare una sfida così avvenieristica come quella del Legal Marketing?
Dopo mesi di studio approfondito ho deciso di dedicare un ramo dell'azienda a questa difficile e controversa disciplina che però assicura dei risultati sil breve periodo piuttosto soddisfacenti.
Naturalmente la risposta del target potrebbe anche essere attribuita all'attuale percezione di "CRISI", comunque son convinto del fatto che le azioni di Legal abbiano degli effetti più a breve termine; perchè?
  1. il target ha processi decisionali più veloci - spesso è una sola persona a decidere se affidarsi ad un legale o meno;
  2. il carattere "personale" e l'importanza delle questioni legali - potrebbero dare una "scossa" al processo decisionale d'acquisto ed incidere sull'abbreviazione dei tempi
Da qui la scelta di perfezionarsi ed approfondire la materia.
Da poco tempo è on-air una campagna commissionatami da uno studio legale, e le risposte sono, fin qui, piuttosto buone.
Aspetterò la fine del mese e l'elaborazione dei primi dati prima di tirar le somme.

Paolo Carone - strategic planner/brand manager
www.officinedelpeperoncino.net

Pubblicità nel settore Immobiliare

Presento la nuova campagna per lo studio associato "Immobifin", in particolare del ramo immobiliare.
Naturalmente ha un carattere disruptive made in Officine del Peperoncino.
Immobifin vuole porsi come punto di riferimento per chiunque pensi di vendere un immobile. Anche chi pensa che lo stesso sia invendibile.

La risposta della campagna è stata molto positiva e si è tradotta, nel giro di 2 mesi, in un aumento delle richieste del 24,7%.