lunedì 31 dicembre 2012

La migliore pubblicità del 2012 per il miglior lavoro di sempre.


A fine anno si stilano molte classifiche del meglio e del peggio visto, ascoltato e vissuto durante i 365 giorni appena trascorsi.
Questo è un blog che si occupa di comunicazione, quindi ho deciso di proporvi quella che, secondo me, è stata la pubblicità più bella del 2012.
Le ragioni che mi ha spinto ad incoronarla come tale sono, in parte, puramente tecniche, in parte, lo ammetto, dettate dal mio gusto personale, d'altronde non mi sono mai posta come giudice supremo di ciò che è bello e di ciò che non lo è, anzi, se mi avete letto, avrete potuto capire che la mia intenzione è quella di dare piccole informazioni sul mondo della comunicazione, senza tediarvi con argomentazioni eccessivamente tecniche.
La pubblicità da me scelta è quella di Procter&Gamble per London 2012, si chiama Best Job e rappresenta perfettamente lo spirito olimpico e sportivo, perché mostra al mondo come e grazie a chi si diventa campioni.
Chi è Procter&Gamble? Un gruppo che porta nelle nostre case Dash, Gillette, Ambi Pour, Ace, Oral B, Mastro Lindo e molti altri prodotti per l'igiene della casa e della persona.
Chi è il target di P&G? Le donne, le mamme.
Ecco perché questa pubblicità è bella ed efficace, perché arriva dritta al cuore delle mamme, questa è tecnica pubblicitaria, ma è anche sentimento, perché nello spot le mamme dei futuri campioni aiutano i loro bambini, ogni giorno, dal risveglio alla tifoseria e sono sempre accanto a loro.
E, secondo me, questo è il messaggio più bello che si possa lanciare in concomitanza con la manifestazione sportiva più importante del mondo.

"Il lavoro più impegnativo al mondo, è anche il lavoro migliore al mondo. 
Grazie di cuore, mamma."

Questo è il claim ed io che sono una mamma non ho potuto fare a meno di commuovermi.
Missione compiuta per P&G.
Adesso guardiamo il video, per la cui colonna sonora è stata scelta "Divenire" di Ludovico Einaudi e anche su questo "Chapeau".
Best Job by P&G

Antonella Viapiana.


venerdì 21 dicembre 2012

Fine del mondo, ovvero: Apocalisse a scopo di lucro.

Mondo, 21/12/2012
Spett.le Umanità,
ci dispiace per l'inconveniente, provvederemo al più presto a mantenere la promessa, nel frattempo vi           chiediamo di andare alla SIAE e pagare per aver usato il nostro nome a scopo di lucro, senza alcuna cessione dei diritti.
Cordiali saluti
I Maya.

Che cosa è davvero successo? Innanzitutto, a meno che io non me ne sia accorta, non c'è stata l'Apocalisse.
In realtà, c'è stata una vera e propria psicosi di massa, qualcuno l'ha presa con ironia, qualcun altro no, qualcuno ci ha fatto i soldi.
Locali e organizzatori di eventi hanno proposto serate ad hoc, alcune località stranamente invulnerabili hanno registrato il pieno delle prenotazioni e poi, ovviamente, non poteva mancare il mercato dei gadgets da fine del mondo.
Ed è proprio su gadgets che vorrei, brevemente, soffermarmi, ne ho trovati diversi, ma li dividerei in due categorie, quelli stupidi ma che potrebbero servire e quelli stupidi e totalmente inutili.
Per la categoria "stupidi ma che potrebbero servire" ho scelto:
Radio Ambient Weather WR-089. Una radio che prende tutte le stazioni e, all'occorrenza fornisce anche la carica a uno smartphone. Si ricarica col sole e a manovella. Sul sito che la produce è andata a ruba. Costa 30 dollari. 
Survival kit credit card tool. Una finta carta di credito che nasconde un coltello, dei bastoncini di magnesio per accendere il fuoco, un segnalatore luminoso e una luce led rossa. A partire da 26 dollari.
 Per la categoria "stupidi e totalmente utili" ho scelto:
Arca Atlantis dell'imprenditore cinese Zang Zongfu , per la modica cifra di 500 mila sterline.
Un oggetto poco ingombrante, da tenere sempre sott'occhio per sapere quante tempo ci resta da vivere del quale, però non ho trovato il prezzo, non mi sono sforzata di cercarlo, tanto è nella categoria "inutili"
Quindi, a dispetto delle previsioni, questa fine del mondo è stata un vero successo.
Però, oggi, 21/12/2012 non siamo sopravvissuti tutti, esistono aree della terra dove sono morti troppi bambini, per fame, per mancanza di medicine, per povertà, questo accadrà anche domani e dopodomani, ovviamente non è colpa dei Maya, ma nostra.

Antonella Viapiana



mercoledì 19 dicembre 2012

La vuoi? La stai cercando? Ma cosa?


Messaggio pubblicitario natalizio davvero originale (!).
Che la donna mezza nuda venga usata per promuovere di tutto non è una novità, forse stiamo rasentando l'inflazione della gnocca, ma, se la pubblicità è ben fatta, se vi è dietro la mano di qualche bravo regista/artista, insomma, se la tetta non è fine a se stessa possiamo accettarla (femministe vi prego, state calme) e, soprattutto, il messaggio deve entrare nella testa della gente.
Il messaggio, però, anche il più subliminale, non serve a molto se non comunica nulla o, peggio ancora, può essere dannoso per l'immagine qualora comunichi qualcosa di sbagliato.
Dopo aver visto e rivisto lo spot di questo distributore di addobbi natalizi, mi sono chiesta:
ma cosa avranno voluto dire?
Non riuscendo a trovare una risposta, sono andata a visitare il sito, eureka!
Vi risporto parte del contenuto della home page:
"L'impegno quotidiano di tutti i suoi collaboratori è di offrire un servizio sempre più completo ed efficiente allo scopo di soddisfare la propria clientela."
Ho rivisto lo spot, per la 4 volta, ho capito il senso, ho compreso che in esso vi è racchiuso il vero significato del Natale, l'AMORE...
Guardate lo spot e ditemi se non ho ragione.

Antonella Viapiana

lunedì 17 dicembre 2012

Shock alla fermata del bus. Guerrilla marketing bastardissima.


Cosa è accaduto alla bella ragazza bionda della foto? Ha deciso di aspettare il bus dove Fitness First ha pensato di fare guerrilla marketing. La multinazionale del fitness, 540 club in giro per il mondo, ha pensato di adottare la tecnica della guerrilla, una forma di pubblicità non convenzionale.
Come funziona? La ragazza arriva alla fermata del bus, legge gli orari, si siede ed ecco che il display alla sua destra segna a caratteri luminosi il suo peso.
Secondo Fitness First, questo dovrebbe convincere la gente ad iscriversi in palestra, molto probabilmente sarà andata così, in fondo l'idea è molto ironica. Purtroppo non ci è dato sapere come l'hanno presa coloro che abbondano di peso ma scarseggiano di senso dell'umorismo.
D'altra parte, una campagna come questa lascia il segno, quindi, come siamo soliti ricordarvi, in comunicazione, la cosa più importante è restare nella testa della gente.

Antonella Viapiana.

venerdì 14 dicembre 2012

Secondo voi, i flauti del Mulino Bianco sono buoni o sono sani?


Secondo lo IAP, Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria non sono sani, quindi, ha decretato che Barilla deve ritirare la campagna nella quale si millantano le qualità salutari dei suoi flauti.
Il soggetto del disappunto è lo spot dei due bambini che mangiano i flauti, la frase incriminata è quella pronunciata dalla bimba "non lo mangio perché buono, lo mangio perché è sano".
Ehh, si fa presto a dire sano, ma la legge parla chiaro:
"Il regolamento CE n.1169/2011 prescrive che nella pubblicità qualsiasi espressione anche solo velatamente suggestiva dell'esistenza di un legame tra il consumo del prodotto alimentare e la salute, debba essere accompagnata da un claim nutrizionale o salutistico, conforme alle prescrizioni del regolamento stesso e precisamente riportato in etichetta.
C'è di più il regolamento CE 1924/2006, dice che la pubblicità non deve "dare adito a dubbi sulla sicurezza e/o sull'adeguatezza nutrizionale di altri alimenti". Affermare che i Flauti sono merendine "sane" può ingenerare il dubbio, nelle persone con scarse cognizioni di nutrizione, che le altre non lo siano.
In parole povere, se i flauti non hanno particolari caratteristiche nutrizionali che li rendono davvero sani, il messaggio pubblicitario non può e non deve comunicarli, qualcuno poco informato potrebbe pensare che siano preferibili ad altri prodotti simili perché fanno bene alla salute.
Lo spot è stato quindi ritirato dopo un mese ma, secondo Barilla, ciò è avvenuto semplicemente perché la campagna è cessata. Forse la censura dello IAP è arrivata un po' tardi? Forse ai consumatori non è dato sapere queste cose per tempo? Non lo so, però so questo:
" qualora vi trovaste di fronte ad un messaggio salutista di un prodotto industriale, prima di acquistarlo "perché è sano", cercate sull'etichetta la conformità al regolamento CE. Se non lo trovate, comprate pure il prodotto ma "perché è buono""

Antonella Viapiana

lunedì 10 dicembre 2012

Benzina a 1 euro promettevano, ma era bugia o mezza verità.


Fiat si becca una multa di 200.000 euro, l'Antitrust boccia la campagna "Benzina a 1 euro" come pubblicità ingannevole.
Perché è accaduto tutto ciò?
Esaminiamo il messaggio della campagna pubblicitaria che la Fiat ha lanciato a giugno 2012, 6 mesi fa.
Lo spot si apriva facendo riferimento ai bei tempi del lontano 1999, quando la benzina quotava 1 euro, poi comincia a salire e a salire fino ad arrivare al prezzo attuale.
In quel momento, tutti abbiamo sognato di tornare a pagare 1 euro et voilà, ecco l'offerta Fiat:
"ma da oggi con Fiat tutto cambia, la vita torna in discesa. Fiat riporta il prezzo a un euro e lo congela fino al 2015".
Come come? Posso acquistare carburante ad 1 euro fino al 2015? Corro a comprare una Fiat.
Ok, magari non tutti siamo andati alla prima concessionaria Fiat a comprare una Punto, però, l'Antitrust ha riscontrato che, nel messaggio, l'azienda automobilistica ha omesso/non reso percepibili al consumatore alcune informazioni importanti in merito all'offerta.
Queste informazioni sono specificate su un articolo uscito oggi su Repubblica.it ed io ve le riporto:

  1. "L'acquisto di una autovettura nuova Fiat, escluse quelle cosiddetti bi-fuel che non sono state inserite tra quelle a cui è applicabile la promozione, da diritto ad ottenere una fuel card che consente agli acquirenti di acquistare presso alcuni distributori IP aderenti all'iniziativa un certo numero di litri di carburante al prezzo di 1 euro."
  2. "I quantitativi di carburante acquistabili sono definiti sulla base del modello di autovettura acquistata"
Quindi "ai sensi dell'articolo 20, comma 2 del Decreto Legislativo n. 206/05, per il quale una pratica commerciale è scorretta 'se è contraria alla diligenza professionale ed è falsa o idonea a falsare in misura apprezzabile il comportamento economico, in relazione al prodotto, del consumatore medio che essa raggiunge o al quale è diretta" Fiat dovrà pagare 200mila euro di multa.
Significa che la pubblicità in questione ha influenzato il comportamento del consumatore medio propinandogli mezze verità, informazioni poco chiare, insomma, l'offerta c'era, ma non era come sembrava.
Al di là di questo, lo spot era davvero carino.

Antonella Viapiana

mercoledì 5 dicembre 2012

Risparmio Super, il risparmio che fa vincere premi.


Risparmio Super è un’applicazione che ha vinto il premio  per startup “Get in the ring”, imponendosi, alla finale di Rotterdam, su 200 progetti provenienti da 16 nazioni diverse.
Che cosa fa questa applicazione? Confronta i prezzi dei volantini e delle offerte promozionali dei supermercati più vicini e fornisce le migliori soluzioni. Funziona in tutta Italia, include 13.000 punti vendita e 72 catene di alimentari e di elettrodomestici.
Perché? Provate a pensare a quante offerte sono presenti su un volantino, ora, pensate a quanti volantini  circolano, sia in forma cartacea, ma soprattutto sul web.
Dopo averne sfogliati 3 o 4 avete già dimenticato le prime offerte lette, quindi un’applicazione come questa vi aiuterà a risparmiare e a scegliere cosa acquistare e dove, in tempi brevissimi.
Non siete convinti? Secondo un articolo letto su un sito di economia e finanza,  nel 2012, 7 milioni di italiani hanno cercato sul web le migliori offerte per i loro acquisti, solo in questo periodo siamo intorno ai 3 milioni. Oltre il 55% delle famiglie si affida ai volantini per PIANIFICARE gli acquisti,, come dimostrato da uno studio di Nielsen, in collaborazione con l’Università di Parma, l’affollamento dei prodotti per pagina e la frequenza eccessiva di distribuzione del volantino stesso riduce sia l’attenzione, sia il ricordo della promozione.
Se pensate che, solo per il periodo natalizio, gli italiani hanno già cliccato su 2,8 milioni di prodotti on line e sono oltre 280mila i volantini visionati, converrete che Risparmio super ha davvero meritato questo premio.
Buon risparmio a tutti.

Antonella Viapiana

lunedì 3 dicembre 2012

Banana Joe, pensaci tu. Quanto sfruttamento c'è dietro una banana?


Lo scorso 28 maggio, l'Associazione Esportatori di Banane per Ecuador e Perù ha premiato per il suo impegno sociale, la Fondazione Dale, ovvero  l'organizzazione che si occupa della responsabilità sociale d'impresa per Dole, leader mondiale per il commercio delle banane.
Grazie alla fondazione Dale sono state realizzate 22 cliniche mediche, diverse campagne di vaccinazione e vari interventi di cui hanno beneficiato 12.500 famiglie di lavoratori agricoli.
Non male per un'azienda come la Dole che ha un passato piuttosto turbolento in fatto di (ir)responsabilità sociale o almeno così si legge sul web.
Provate a cercare con il vostro motore di ricerca queste due parole "sfruttamento dole".
Le notizie trovate parlano di sfruttamento di minori, utilizzo di prodotti chimici tossici e cancerogeni, atti di violenza in quel di Somalia e strane relazioni tra Dole e la morte del giornalista del TG2 Marcello Palmisano nel 1995, in Somalia.
Nel 1992, il Tribunale della Acque, con sede ad Amsterdam, ha condannato Dole per usare in Costa Rica grandi quantità di pesticidi che, oltre a contaminare il fiume Estrella fino al mare, inquina anche i pozzi.
Nel 2006 un ragazzino, intervistato da Human Rights ha dichiarato di essere svenuto mentre lavorava ma di non essere andato dal medico (paura di perdere il lavoro?)
Fare responsabilità sociale d'impresa significa innanzitutto operare nella legittimità all'interno della propria azienda, perché non basta aprire 22 cliniche mediche per far curare i propri lavoratori.
Tutte le informazioni per scrivere questo breve post sono state prese da qui, da qui e da qui, ma potete trovare anche altro.

Antonella Viapiana

venerdì 30 novembre 2012

Regali di natale che vi faranno commuovere.


A meno che il mondo non finisca il 21 dicembre, sta arrivando un altro Natale, che vi piaccia o no, che lo amiate o che lo odiate, che vi sentiate più buoni o più bastardi, o che semplicemente pensiate che sia un giorno come tutti gli altri, non importa, Natale è sempre Natale.
Natale è il momento dell'anno in cui tutti, e ripeto e sottolineo tutti, sperano di lavorare di più ed ecco perché fioccano campagne pubblicitarie ad hoc. Il Natale, al di là del credo religioso, è quella cosa che fa mettere mano al portafogli per fare i regali, non c'è proprio da discutere.
E questo i Signori della Comunicazione lo sanno bene,  da adesso fino alla Befana, tutto ciò che vedrete  in TV, sui cartelloni pubblicitari, sulle riviste è natalizio, persino la carta igienica.
Ora, alcune aziende, tipo John Lewis, una catena inglese di centri commerciali che vende un po' di tutto, articoli da regalo inclusi, ogni anno esce con una campagna natalizia bellissima.
La cosa più intelligente dello spot 2012, che presto vedrete, è che racconta davvero quello che dovrebbe essere lo spirito del Natale "L'AMORE", senza però cadere in un atteggiamento autoreferenziale, errore molto frequente, ahimè.
Certo, lo spot è costato 6 milioni di sterline, ma ha fatto commuovere tutto il Regno Unito e quando una cosa ci emoziona, non la dimentichiamo, con questo spot John Lewis ha fatto parlare di sé, quindi missione natalizia compiuta, quindi milioni di inglesi compreranno i regali di natale da John Lewis.
E' proprio il caso di dire "The Power of Love", che, guarda un po', è la colonna sonora dello spot, cantata  dalla dolce voce della ventenne Gabrielle Aplin.
Preparate i fazzoletti.

Antonella Viapiana





giovedì 29 novembre 2012

Il mio medio va da qui a qui.


Facendo un giretto sul web alla ricerca di quelle che la gente pensa siano delle pubblicità stupide ho trovato una cosa che mi ha stupito. Non sono rimasta basita dal giudizio sulla pubblicità, ma dal prodotto promosso, perché, nonostante lo spot, ha riscosso un successo planetario.
In teoria, qualcosa non quadra, o forse le capacità di giudizio dell'uomo si sono ammosciate? No, non siamo ancora una razza così stupida, siamo una razza che si fida di quello che trasmettono in TV, di ciò che leggiamo sul web e sui giornali.
Il prodotto in questione è l'iPhone 5, su Youtube c'è lo spot, ma ci sono anche i commenti, per esempio c'è questo:

Quindi avete sbagliato a fare i primi 4 iphone?
Quindi siete indietro rispetto a Samsung?
Quindi tutti hanno le mani grandi uguali?
Poveri noi

poi c'è anche questo

Il Nexus 4: Meno della metà del prezzo dell’iPhone 5 per un dispositivo totalmente superiore.
Questa può essere:
A- una coincidenza
B- una chiara dimostrazione di buon senso.
Uhm...mi sa proprio che è buon senso
e questo

Ipad 4 a soli sei mesi da Ipad 3.
Ora, questa può essere A) una incredibile coincidenza o B) una chiara dimostrazione che ve lo abbiamo messo nel c**o.
Mi sa proprio che ve lo abbiamo messo nel c**o.
e questo
Ora, questo può voler dire
A: Che in un anno le nostre mani si sono tutte allungate di mezzo pollice.
B: Che alla Apple hanno trovato il buonsenso nel 2012.
e quello che ha dato il titolo a post
il mio medio va da qui a qui
Allora come ha fatto la Apple a vendere un telefono, alla modica cifra di 799 euro, in tutto il mondo?
Semplice, perché è la Apple, perché è un marchio posizionato e perché tutti (o quasi) dicono che l'iPhone è il migliore del mondo.
Ciò che conta non è quello che un prodotto è ma quello che la gente creda che sia e chi glielo fa credere? La comunicazione. quindi, sappiate comunicare bene.
Ovviamente se vendete cacca spacciandola per cioccolato finissimo, sarete rovinati dopo il primo assaggio.
Ciò vuol dire che iPhone non è cacca, è un supercellulare con tremila funzioni/app, ma può essere venduto a quel prezzo perché Apple è, nell'immaginario collettivo, l'azienda che produce i migliori dispositivi elettronici.
E voi, ce l'avete l'iPhone 5?
spot e commenti qui

Antonella Viapiana

mercoledì 28 novembre 2012

Il make-up perfetto premiato al Festival di Cannes.


Noi donne siamo abituate a fare tremila cose contemporaneamente, siamo sempre di fretta e, nonostante questo, la società (?) ci impone di essere sempre belle, ordinate, pettinate e truccate.
Per questo motivo, molte di noi usano borse abbastanza capienti dove mettere spazzole, collant di ricambio, salvaslip, assorbenti, mutande (qualcuna lo fa) e trucchi.
Non è una cattiva abitudine, anzi, è ammirevole come molte donne siano attente a mantenere un aspetto dignitoso sebbene sovraccaricate di impegni.
Ora, confessatelo, quante di voi hanno dato una ripassata al trucco mentre stavate guidando?
Bene, se siete quel tipo di superdonna che riesce a truccarsi mentre guida, guardate questo video, è un tutorial di Nikkie, la star del make-up tutorial su Youtube e vi spiega come ottenere un trucco perfetto, anche mentre si guida.
P.S. Questo video ha vinto il Leone d' Oro a Cannes (al festival della pubblicità).
Come applicare il mascara mentre state guidando.

Antonella Viapiana

martedì 27 novembre 2012

L'avancassa è sul web. Acquisti d'impulso.

Che cos'è l'avancassa? 
Queste cose qua.
Si tratta di prodotti che vengono posizionati in punti strategici di un rnegozio per stimolare l'acquisto d'impulso. Quante volte vi è capitato di acquistare una pacchetto di gomme da masticare, una volta giunti alla cassa di un supermercato? E i rasoi? E riviste e dvd, magari in offerta?
Oggi le cose sono molto cambiate, leggendo un articolo  su DR_WHO, un blog di marketing non convenzionale, scopriamo che vi è stato un notevole incremento degli acquisti d'impulso sui social.

"Ma per stimolare l’acquisto d’impulso, oggi, non c’è solo l’avancassa, ma anche i social media. Secondo una recente ricerca il 36% dei consumatori statunitensi intervistati che seguono un retailer sui social media sono stati incuriositi ed hanno provato un nuovo prodotto che non avevano acquistato prima. Allo stesso modo, il 32% di coloro che seguono un brand sui social media hanno riferito di aver stati motivati a provare un prodotto nuovo. Da segnalare come il 18% dei consumatori statunitensi – tra cui il 23% sotto i 35 anni – hanno un profilo su un social network. I punti vendita che si muovono sulle piattaforme social sfruttando al meglio gli aggiornamenti di stato” incuriosiscono i propri fan tanto da spingerli a fare acquisti non pianificati. Ciò non significa indurli a spendere di più, ma ad orientare il proprio spending in un’ottica cross. Queste le percentuali: il 22% di coloro che seguono i rivenditori attraverso i social media riferiscono di aver subito l’influenza nel fare un acquisto non pianificato, riorientando lo spending, e il 15% dichiara di aver speso più di quanto previsto. Le App contribuiscono a modificare le abitudini d’acquisto: il 21% degli utenti effettua acquisti non programmati e il 15% di spendere più di quanto avesse previsto. In netto calo sull’influenza all’acquisto sono i motori di ricerca (6% e 5%) ed i coupon scaricabili e siti diretti dei brand (entrambi al 7% e 5%). E se ci sono dei brand che non parlano in rete? Stay tuned!"

Se vi sembra strano, riflettete sui vostri comportamenti, anzi, per farvi meglio comprendere ciò che è scritto in questo articolo, vi mostreremo un esempio pratico.
Una nota azienda di prodotti alimentari surgelati ha creato una fan page, ma, sono stati davvero molto bravi, perché guardate un po' come si chiama la pagine e chi è il personaggio che la rappresenta.
Un vero successo, basta guardare il numero di like e commenti, ma, mi raccomando, prestate molta attenzione alla domanda che il personaggio pone.
Antonella Viapiana.




lunedì 26 novembre 2012

Mai dire di no al panda. Disruption.


Ma come? Il panda è uno degli animali più mansueti al mondo, è il simbolo del WWF, il panda è da proteggere. Ma chi vi proteggerà dal panda del formaggio? 
Un paio d'anni fa, in Egitto, un'azienda produttrice di formaggi uscì con degli spot pubblicitari per la TV allo scopo di promuovere il proprio prodotto, o meglio una linea di formaggi, il Panda Cheese.
Senza andare troppo per il subliminale, hanno preso un tenero adorabile panda e lo hanno trasformato in un "convincente" promoter/testimonial. 
Il risultato è stato assolutamente disruptive, nonché molto bello, infatti le campagne sono state premiata al Cannes Lions, il più grande raduno internazionale di creativi, pubblicitari e designer.
Questo dovrebbe far riflettere tutti gli imprenditori che, ancora, hanno paura di staccarsi da un modo di fare pubblicità obsoleto. Gli anni '80 sono tornati di moda sulle passerelle degli stilisti, ma non nel mondo della comunicazione. Eppure, ancora ci si può imbattere in spot modello virtual tour del mobilificio, dell'officina meccanica, del laboratorio artigianale, come se il consumatore/spettatore non sappia com'è fatto un letto, una chiave inglese o un sacco di farina.
Una campagna pubblicitaria non è il catalogo dell'azienda, né una brochure, è un messaggio e in quanto tale deve comunicare qualcosa di unico, deve distinguere la vostra azienda dalle altre. Un letto è un letto, se non fa nulla di speciale è uguale a quello della concorrenza o, peggio, è semplicemente più costoso.
Riflettete, prima di mandare in onda un elenco puntato dei vostri prodotti e servizi.
Adesso guardiamo i cinque spot del panda Cheese.

Antonella Viapiana



venerdì 23 novembre 2012

La società della bellezza a tutti i costi



8,2 miliardi di euro è il fatturato registrato in Italia, nel 2010, dall’industria della bellezza; con questi numeri, l’Italia si piazza al 4° posto nella classifica europea.
Per industria della bellezza si intende: chirurgia estetica,  cosmetici e prodotti per il benessere.
Se pensate che questi 8,2 miliardi di euro siano usciti solo dalle tasche delle donne commettete un grosso errore, perché il numero di maschietti che ricorrono all’operazione, al top maniglie dell’amore e trapianto di capelli, è aumentato dall’1% del 2009 al 15,54% del 2011.
8,2 miliardi di euro sono tanti soldi, la maggior parte di voi  non li vedrà mai, eppure sono stati spesi per seni più sodi, labbra più carnose, capelli più folti, glutei più tondi, pance più piatte, visi più tirati etc. etc.
Il mito della bellezza forse non conosce crisi? Sembra di no, sebbene alcuni operatori del settore abbiano lamentato una certa riduzione del numero di interventi (?).
Vogliamo attribuire colpe? Vogliamo prendercela con lo showbiz? Con la pubblicità? Con tutto ciò che, tutti i santi giorni, ci bombarda con immagini di corpi perfetti e visi stupendi? Questa brutta società dell’apparenza, della quale noi non facciamo parte, ma siamo solo delle vittime, burattini che si lasciano condizionare dal nuovo modello di supergnocca al punto da voler essere come lei o pensare che i nostri uomini ci vogliano come lei.
Secondo il Comitato Nazionale della Bioetica tutto ciò è definito come “desiderio d’ integrazione sociale secondo determinati stereotipi”.
Eh sì, perché, visto l’andamento crescente del mercato della bellezza e della chirurgia estetica in particolare, il CNB ha redatto un documento per definire la “liceità” degli interventi chirurgici. E ha fatto bene, perché, spesso e aggiungerei purtroppo, alcuni chirurghi smettono di essere medici per diventare imprenditori, operano le persone più e più volte, tralasciando quelli che, in gergo, sono chiamati “rischi” per la salute del paziente.
Una parte molto interessante di questo documento riguarda i pazienti affetti da sindrome di Down, perché, anche se in Italia il numero di richieste per interventi estetici su persone affette dalla sindrome non è alto, si è ritenuto doveroso negarne la liceità. E non lo hanno fatto per cattiveria, ma dopo aver valutato attentamente i casi di persone operate e aver consultato le varie associazioni, hanno riscontrato che la vita sociale del paziente non ha subito alcun miglioramento, al contrario la persona ha incontrato maggiori difficoltà nell’accettare la sua diversità e quindi nel relazionarsi con gli altri, in poche parole ha complicato le cose.
Ora, non posso dilungarmi sull’argomento del trattato, però potete leggerlo voi stessi cliccando qui e spero che lo facciate.
Concludo con la citazione di un film, che sintetizza bene il tema e che forse ci spiega perché alcune persone ricorrono alla chirurgia estetica.
“Costa molto essere autentiche, signora mia, e in questa cosa non si deve essere tirchie, perché una è più autentica quanto più assomiglia all'idea che ha sognato di se stessa”.
Agrado da Tutto su mia madre di Pedro Almodovar.

Antonella Viapiana.

giovedì 22 novembre 2012

Gli italiani hanno una penetrazione più bassa degli olandesi.



Premessa: se pensate che questo articolo parli di quel genere di penetrazione, vi ringrazio per aver visualizzato il post, ma l’argomento non è il sesso bensì il comportamento degli italiani sul web (ripeto, non parleremo di sesso).
In Italia, solo il 54% della popolazione si connette stabilmente su internet dalla rete di casa (la penetrazione di cui sopra), un dato molto basso rispetto al 78% dell’Olanda  e al 77% della Gran Bretagna.
Siamo in ritardo anche su quelle pratiche che negli altri paesi sono in voga da tempo, immagino che a questo punto tutti quelli che sono rimasti a leggere il blog, ancora confusi dalla parola “penetrazione” , ci stiano per abbandonare. Non fatelo, se avete uno smartphone, non fatelo. Perché voi possessori di uno smartphone fate la differenza.
Infatti, le pratiche di cui parlo si riferiscono agli acquisti on line e sapete chi ne fa di più, i possessori di smartphone. Per questa ragione gli esperti di comunicazione stanno spingendo le aziende ad adattare i propri siti web per la visualizzazione tramite dispositivo mobile. Quindi, a differenza di chi usa ancora il pc per collegarsi su internet, la generazione mobile rappresenta l’avanguardia tra gli internet surfers.
Ora, il punto è questo, in un periodo di profonda crisi, l’e-commerce rappresenta una possibilità di sopravvivenza per le aziende e l’economia. Quindi, possiamo quasi affermare che voi con il vostro smartphone siete la speranza per la ripresa economica, purché lo utilizzare per fare acquisti on line e non solo per instagrammare i vostri piedi e il vostro pranzo.

Antonella Viapiana.