mercoledì 10 ottobre 2012

Pubblicità ad alto impatto

Tutti pensano di saper fare pubblicità ad alto impatto. Dai classici "tette e culi 6x3" alle gigantografie fotografiche di ragazze anoressiche nude, abbiamo tutti fruito almeno una volta questo tipo di comunicazione pubblicitaria.
Senza entrare nel merito artistico, senza voler commentare queste tre pregiate creazioni che riproponiamo fieri al grande pubblico:

geniale creazione numero 1





geniale creazione numero 2






geniale creazione numero 3





valuteremo semplicemente gli effetti che queste campagne hanno avuto sui rispettivi committenti. In effetti la creazione di una campagna ad alto impatto, proprio perchè "comunicativamente potente", dovrebbe partire dalla consapevolezza degli effetti desiderati e degli effetti possibili; non si può privilegiare lo stupore o la spettacolarizzazione a scapito degli obiettivi da raggiungere.

I tre esempi riportati ne sono una lampante dimostrazione:
  1. In tutti e tre i casi il committente ha avuto un'altissima visibilità;
  2. In tutti e tre i casi il messaggio pubblicitario è stato travisato;
  3. In tutti e tre i casi il messaggio è stato letto in chiave negativa;
  4. Tutte e tre le campagne hanno praticamente scongiurato il consumatore finale dall'andare ad acquistare il prodotto;
  5. A nessuna delle tre campagne pubblicitarie è seguito un aumento dei contatti, in un caso si è addirittura verificata una diminuzione degli acquisti per questioni morali, o perchè il brand è stato etichettato come "volgare".
Tre campagne, tre disastri. Il privilegiare l'alto impatto alla "promessa" che deve esser contenuta in ogni buon messaggio pubblicitario ha portato ad un inesorabile fallimento, e l'investimento è andato perduto (nella migliore delle ipotesi).

Costruire un messaggio ad alto impatto significa adottare una logica che parte dagli effetti desiderati e confrontarla con quelli possibili. Si parte da questo o almeno... si dovrebbe!