venerdì 30 novembre 2012

Regali di natale che vi faranno commuovere.


A meno che il mondo non finisca il 21 dicembre, sta arrivando un altro Natale, che vi piaccia o no, che lo amiate o che lo odiate, che vi sentiate più buoni o più bastardi, o che semplicemente pensiate che sia un giorno come tutti gli altri, non importa, Natale è sempre Natale.
Natale è il momento dell'anno in cui tutti, e ripeto e sottolineo tutti, sperano di lavorare di più ed ecco perché fioccano campagne pubblicitarie ad hoc. Il Natale, al di là del credo religioso, è quella cosa che fa mettere mano al portafogli per fare i regali, non c'è proprio da discutere.
E questo i Signori della Comunicazione lo sanno bene,  da adesso fino alla Befana, tutto ciò che vedrete  in TV, sui cartelloni pubblicitari, sulle riviste è natalizio, persino la carta igienica.
Ora, alcune aziende, tipo John Lewis, una catena inglese di centri commerciali che vende un po' di tutto, articoli da regalo inclusi, ogni anno esce con una campagna natalizia bellissima.
La cosa più intelligente dello spot 2012, che presto vedrete, è che racconta davvero quello che dovrebbe essere lo spirito del Natale "L'AMORE", senza però cadere in un atteggiamento autoreferenziale, errore molto frequente, ahimè.
Certo, lo spot è costato 6 milioni di sterline, ma ha fatto commuovere tutto il Regno Unito e quando una cosa ci emoziona, non la dimentichiamo, con questo spot John Lewis ha fatto parlare di sé, quindi missione natalizia compiuta, quindi milioni di inglesi compreranno i regali di natale da John Lewis.
E' proprio il caso di dire "The Power of Love", che, guarda un po', è la colonna sonora dello spot, cantata  dalla dolce voce della ventenne Gabrielle Aplin.
Preparate i fazzoletti.

Antonella Viapiana





giovedì 29 novembre 2012

Il mio medio va da qui a qui.


Facendo un giretto sul web alla ricerca di quelle che la gente pensa siano delle pubblicità stupide ho trovato una cosa che mi ha stupito. Non sono rimasta basita dal giudizio sulla pubblicità, ma dal prodotto promosso, perché, nonostante lo spot, ha riscosso un successo planetario.
In teoria, qualcosa non quadra, o forse le capacità di giudizio dell'uomo si sono ammosciate? No, non siamo ancora una razza così stupida, siamo una razza che si fida di quello che trasmettono in TV, di ciò che leggiamo sul web e sui giornali.
Il prodotto in questione è l'iPhone 5, su Youtube c'è lo spot, ma ci sono anche i commenti, per esempio c'è questo:

Quindi avete sbagliato a fare i primi 4 iphone?
Quindi siete indietro rispetto a Samsung?
Quindi tutti hanno le mani grandi uguali?
Poveri noi

poi c'è anche questo

Il Nexus 4: Meno della metà del prezzo dell’iPhone 5 per un dispositivo totalmente superiore.
Questa può essere:
A- una coincidenza
B- una chiara dimostrazione di buon senso.
Uhm...mi sa proprio che è buon senso
e questo

Ipad 4 a soli sei mesi da Ipad 3.
Ora, questa può essere A) una incredibile coincidenza o B) una chiara dimostrazione che ve lo abbiamo messo nel c**o.
Mi sa proprio che ve lo abbiamo messo nel c**o.
e questo
Ora, questo può voler dire
A: Che in un anno le nostre mani si sono tutte allungate di mezzo pollice.
B: Che alla Apple hanno trovato il buonsenso nel 2012.
e quello che ha dato il titolo a post
il mio medio va da qui a qui
Allora come ha fatto la Apple a vendere un telefono, alla modica cifra di 799 euro, in tutto il mondo?
Semplice, perché è la Apple, perché è un marchio posizionato e perché tutti (o quasi) dicono che l'iPhone è il migliore del mondo.
Ciò che conta non è quello che un prodotto è ma quello che la gente creda che sia e chi glielo fa credere? La comunicazione. quindi, sappiate comunicare bene.
Ovviamente se vendete cacca spacciandola per cioccolato finissimo, sarete rovinati dopo il primo assaggio.
Ciò vuol dire che iPhone non è cacca, è un supercellulare con tremila funzioni/app, ma può essere venduto a quel prezzo perché Apple è, nell'immaginario collettivo, l'azienda che produce i migliori dispositivi elettronici.
E voi, ce l'avete l'iPhone 5?
spot e commenti qui

Antonella Viapiana

mercoledì 28 novembre 2012

Il make-up perfetto premiato al Festival di Cannes.


Noi donne siamo abituate a fare tremila cose contemporaneamente, siamo sempre di fretta e, nonostante questo, la società (?) ci impone di essere sempre belle, ordinate, pettinate e truccate.
Per questo motivo, molte di noi usano borse abbastanza capienti dove mettere spazzole, collant di ricambio, salvaslip, assorbenti, mutande (qualcuna lo fa) e trucchi.
Non è una cattiva abitudine, anzi, è ammirevole come molte donne siano attente a mantenere un aspetto dignitoso sebbene sovraccaricate di impegni.
Ora, confessatelo, quante di voi hanno dato una ripassata al trucco mentre stavate guidando?
Bene, se siete quel tipo di superdonna che riesce a truccarsi mentre guida, guardate questo video, è un tutorial di Nikkie, la star del make-up tutorial su Youtube e vi spiega come ottenere un trucco perfetto, anche mentre si guida.
P.S. Questo video ha vinto il Leone d' Oro a Cannes (al festival della pubblicità).
Come applicare il mascara mentre state guidando.

Antonella Viapiana

martedì 27 novembre 2012

L'avancassa è sul web. Acquisti d'impulso.

Che cos'è l'avancassa? 
Queste cose qua.
Si tratta di prodotti che vengono posizionati in punti strategici di un rnegozio per stimolare l'acquisto d'impulso. Quante volte vi è capitato di acquistare una pacchetto di gomme da masticare, una volta giunti alla cassa di un supermercato? E i rasoi? E riviste e dvd, magari in offerta?
Oggi le cose sono molto cambiate, leggendo un articolo  su DR_WHO, un blog di marketing non convenzionale, scopriamo che vi è stato un notevole incremento degli acquisti d'impulso sui social.

"Ma per stimolare l’acquisto d’impulso, oggi, non c’è solo l’avancassa, ma anche i social media. Secondo una recente ricerca il 36% dei consumatori statunitensi intervistati che seguono un retailer sui social media sono stati incuriositi ed hanno provato un nuovo prodotto che non avevano acquistato prima. Allo stesso modo, il 32% di coloro che seguono un brand sui social media hanno riferito di aver stati motivati a provare un prodotto nuovo. Da segnalare come il 18% dei consumatori statunitensi – tra cui il 23% sotto i 35 anni – hanno un profilo su un social network. I punti vendita che si muovono sulle piattaforme social sfruttando al meglio gli aggiornamenti di stato” incuriosiscono i propri fan tanto da spingerli a fare acquisti non pianificati. Ciò non significa indurli a spendere di più, ma ad orientare il proprio spending in un’ottica cross. Queste le percentuali: il 22% di coloro che seguono i rivenditori attraverso i social media riferiscono di aver subito l’influenza nel fare un acquisto non pianificato, riorientando lo spending, e il 15% dichiara di aver speso più di quanto previsto. Le App contribuiscono a modificare le abitudini d’acquisto: il 21% degli utenti effettua acquisti non programmati e il 15% di spendere più di quanto avesse previsto. In netto calo sull’influenza all’acquisto sono i motori di ricerca (6% e 5%) ed i coupon scaricabili e siti diretti dei brand (entrambi al 7% e 5%). E se ci sono dei brand che non parlano in rete? Stay tuned!"

Se vi sembra strano, riflettete sui vostri comportamenti, anzi, per farvi meglio comprendere ciò che è scritto in questo articolo, vi mostreremo un esempio pratico.
Una nota azienda di prodotti alimentari surgelati ha creato una fan page, ma, sono stati davvero molto bravi, perché guardate un po' come si chiama la pagine e chi è il personaggio che la rappresenta.
Un vero successo, basta guardare il numero di like e commenti, ma, mi raccomando, prestate molta attenzione alla domanda che il personaggio pone.
Antonella Viapiana.




lunedì 26 novembre 2012

Mai dire di no al panda. Disruption.


Ma come? Il panda è uno degli animali più mansueti al mondo, è il simbolo del WWF, il panda è da proteggere. Ma chi vi proteggerà dal panda del formaggio? 
Un paio d'anni fa, in Egitto, un'azienda produttrice di formaggi uscì con degli spot pubblicitari per la TV allo scopo di promuovere il proprio prodotto, o meglio una linea di formaggi, il Panda Cheese.
Senza andare troppo per il subliminale, hanno preso un tenero adorabile panda e lo hanno trasformato in un "convincente" promoter/testimonial. 
Il risultato è stato assolutamente disruptive, nonché molto bello, infatti le campagne sono state premiata al Cannes Lions, il più grande raduno internazionale di creativi, pubblicitari e designer.
Questo dovrebbe far riflettere tutti gli imprenditori che, ancora, hanno paura di staccarsi da un modo di fare pubblicità obsoleto. Gli anni '80 sono tornati di moda sulle passerelle degli stilisti, ma non nel mondo della comunicazione. Eppure, ancora ci si può imbattere in spot modello virtual tour del mobilificio, dell'officina meccanica, del laboratorio artigianale, come se il consumatore/spettatore non sappia com'è fatto un letto, una chiave inglese o un sacco di farina.
Una campagna pubblicitaria non è il catalogo dell'azienda, né una brochure, è un messaggio e in quanto tale deve comunicare qualcosa di unico, deve distinguere la vostra azienda dalle altre. Un letto è un letto, se non fa nulla di speciale è uguale a quello della concorrenza o, peggio, è semplicemente più costoso.
Riflettete, prima di mandare in onda un elenco puntato dei vostri prodotti e servizi.
Adesso guardiamo i cinque spot del panda Cheese.

Antonella Viapiana



venerdì 23 novembre 2012

La società della bellezza a tutti i costi



8,2 miliardi di euro è il fatturato registrato in Italia, nel 2010, dall’industria della bellezza; con questi numeri, l’Italia si piazza al 4° posto nella classifica europea.
Per industria della bellezza si intende: chirurgia estetica,  cosmetici e prodotti per il benessere.
Se pensate che questi 8,2 miliardi di euro siano usciti solo dalle tasche delle donne commettete un grosso errore, perché il numero di maschietti che ricorrono all’operazione, al top maniglie dell’amore e trapianto di capelli, è aumentato dall’1% del 2009 al 15,54% del 2011.
8,2 miliardi di euro sono tanti soldi, la maggior parte di voi  non li vedrà mai, eppure sono stati spesi per seni più sodi, labbra più carnose, capelli più folti, glutei più tondi, pance più piatte, visi più tirati etc. etc.
Il mito della bellezza forse non conosce crisi? Sembra di no, sebbene alcuni operatori del settore abbiano lamentato una certa riduzione del numero di interventi (?).
Vogliamo attribuire colpe? Vogliamo prendercela con lo showbiz? Con la pubblicità? Con tutto ciò che, tutti i santi giorni, ci bombarda con immagini di corpi perfetti e visi stupendi? Questa brutta società dell’apparenza, della quale noi non facciamo parte, ma siamo solo delle vittime, burattini che si lasciano condizionare dal nuovo modello di supergnocca al punto da voler essere come lei o pensare che i nostri uomini ci vogliano come lei.
Secondo il Comitato Nazionale della Bioetica tutto ciò è definito come “desiderio d’ integrazione sociale secondo determinati stereotipi”.
Eh sì, perché, visto l’andamento crescente del mercato della bellezza e della chirurgia estetica in particolare, il CNB ha redatto un documento per definire la “liceità” degli interventi chirurgici. E ha fatto bene, perché, spesso e aggiungerei purtroppo, alcuni chirurghi smettono di essere medici per diventare imprenditori, operano le persone più e più volte, tralasciando quelli che, in gergo, sono chiamati “rischi” per la salute del paziente.
Una parte molto interessante di questo documento riguarda i pazienti affetti da sindrome di Down, perché, anche se in Italia il numero di richieste per interventi estetici su persone affette dalla sindrome non è alto, si è ritenuto doveroso negarne la liceità. E non lo hanno fatto per cattiveria, ma dopo aver valutato attentamente i casi di persone operate e aver consultato le varie associazioni, hanno riscontrato che la vita sociale del paziente non ha subito alcun miglioramento, al contrario la persona ha incontrato maggiori difficoltà nell’accettare la sua diversità e quindi nel relazionarsi con gli altri, in poche parole ha complicato le cose.
Ora, non posso dilungarmi sull’argomento del trattato, però potete leggerlo voi stessi cliccando qui e spero che lo facciate.
Concludo con la citazione di un film, che sintetizza bene il tema e che forse ci spiega perché alcune persone ricorrono alla chirurgia estetica.
“Costa molto essere autentiche, signora mia, e in questa cosa non si deve essere tirchie, perché una è più autentica quanto più assomiglia all'idea che ha sognato di se stessa”.
Agrado da Tutto su mia madre di Pedro Almodovar.

Antonella Viapiana.

giovedì 22 novembre 2012

Gli italiani hanno una penetrazione più bassa degli olandesi.



Premessa: se pensate che questo articolo parli di quel genere di penetrazione, vi ringrazio per aver visualizzato il post, ma l’argomento non è il sesso bensì il comportamento degli italiani sul web (ripeto, non parleremo di sesso).
In Italia, solo il 54% della popolazione si connette stabilmente su internet dalla rete di casa (la penetrazione di cui sopra), un dato molto basso rispetto al 78% dell’Olanda  e al 77% della Gran Bretagna.
Siamo in ritardo anche su quelle pratiche che negli altri paesi sono in voga da tempo, immagino che a questo punto tutti quelli che sono rimasti a leggere il blog, ancora confusi dalla parola “penetrazione” , ci stiano per abbandonare. Non fatelo, se avete uno smartphone, non fatelo. Perché voi possessori di uno smartphone fate la differenza.
Infatti, le pratiche di cui parlo si riferiscono agli acquisti on line e sapete chi ne fa di più, i possessori di smartphone. Per questa ragione gli esperti di comunicazione stanno spingendo le aziende ad adattare i propri siti web per la visualizzazione tramite dispositivo mobile. Quindi, a differenza di chi usa ancora il pc per collegarsi su internet, la generazione mobile rappresenta l’avanguardia tra gli internet surfers.
Ora, il punto è questo, in un periodo di profonda crisi, l’e-commerce rappresenta una possibilità di sopravvivenza per le aziende e l’economia. Quindi, possiamo quasi affermare che voi con il vostro smartphone siete la speranza per la ripresa economica, purché lo utilizzare per fare acquisti on line e non solo per instagrammare i vostri piedi e il vostro pranzo.

Antonella Viapiana.

mercoledì 21 novembre 2012

Uomini nudi nella pubblicità


Ci risiamo, ecco un altro articolo neo-femminista che accusa una campagna pubblicitaria di sessismo, questa
E va bene, c'è una donna mezza nuda su di un materasso, ma perché, fatemi capire, le donne dormono per terra? Che cosa ha fatto di così orribile il Sig. Claudio Catarinelli, ha per caso detto che la signorina offre prestazioni sessuali solo sui suoi materassi in lattice? No.
Mi rendo conto che noi donne vorremmo essere apprezzate per quello che abbiamo dentro, per la nostra sensibilità, la nostra intelligenza, la nostra cultura e bla bla bla. Ma, se proprio vogliamo essere pignoli, questa campagna, tutto sommato non è offensiva per la donna, mostra un prodotto in una situazione d'uso, la poverina sta riposando, cosa di cui noi donne abbiamo tanto bisogno. Il fatto che sia in bikini e che abbia anche un bel sedere fa parte del gioco.
Comunque, dopo aver combattuto per il diritto al voto, la legge sul divorzio, quella sull'aborto, la pillola anticoncezionale e la minigonna, siamo arrivate al punto che, se vediamo una donna nuda su un cartellone ci offendiamo, per par condicio vorrei mostrarvi alcune campagne pubblicitarie declinate al maschile.

Ma, se tutto ciò non è sufficiente a fare giustizia, vi rimando ad un articolo di Bonsai.Tv nel quale si parla di tre spot pubblicitari che promuovono tre noti prodotti per la casa e indovinate un po' chi li usa, tre maschietti tutti ignudi.
Bella forza!

Antonella Viapiana



martedì 20 novembre 2012

Calendario Campari 2013. Penelope Cruz e le 12 superstizioni.



Campari rinnova il suo appuntamento annuale con l’uscita del calendario, Penelope Cruz e la superstizione.

In quello del 2012, il fotografo Dimitri Daniloff  ha immortalato l’attrice e modella Milla Jovovic in 12 scenari apocalittici, ironizzando sulle profezie che potrebbero “non” avverarsi.
Continuando su questa linea, ironica e goliardica, il fotografo  di moda Kristian Schuller ha scelto il tema della superstizione. Dodici mesi di cose che non si fanno perché portano sfortuna? No. Dodici mesi in cui Penelope Cruz, di rosso vestita, le fa proprio tutte: rovescia sale, rompe specchi, apre ombrelli dentro casa, gioca con gatti neri e punta tutto sul 13.



A questo punto, non ci resta che fare gli scongiuri, sperare che il mondo non finisca e continuare a vivere la nostra vita come sempre.
Sebbene il destino (o fato) rappresenti un ideale  romantico, cantato e decantato da Omero a Beautiful, siamo solo noi gli artefici delle nostre azioni.

Antonella Viapiana.

lunedì 19 novembre 2012

Spot d'autore.

Nel precedente post, quello sul segreto del successo di Twilight, abbiamo parlato di come la comunicazione sfrutti il cinema attraverso al tecnica del product placement.
Oggi, ci sembra doveroso parlare anche di come grandi registi abbiano trasformato un normale spot pubblicitario in un piccolo capolavoro della settima arte.
Innanzitutto è necessaria una piccola premessa. Se alcuni anni fa, lo scopo di uno spot pubblicitario era quello di parlare di un brand o dei suoi prodotti, con il tempo abbiamo assistito alla sua evoluzione in "short story", il perché di tale cambiamento è anche abbastanza ovvio, nella storia lo spettatore si identifica e prova delle emozioni. Ed ecco che le grandi aziende, con grandi budget, hanno dato il via ad un gara per lo spot più bello,  cercando di mettere sotto contratto, senza "risparmiarsi", l'attore più famoso, la modella più chiacchierata e ovviamente i migliori registi. E se vi sembra normale che un regista alle prime armi sia più propenso a girare uno spot e che un premio Oscar lo snobbi, vi sbagliate, ma di brutto. Guardiamo insieme tre spot di tre registi molto diversi tra loro.

Per la categoria "da qualche parte dovrò pur cominciare" Campari Red Passion.

Nel 1998, Campari affidò la regia di Red Passion ad un giovane regista di origini indiane che aveva girato qualche video clip, tra cui Losing my religion degli R.E.M. Il regista si chiamava Tarsem Singh (quello di Immortals). E questo è il famoso spot, ricordate il graffio?
http://www.youtube.com/watch?v=Kz2YrsiKx7U.

Andiamo avanti, per la categoria "facciamoli ridere" Coop. Alieni, arte e passione.
Tra il 1992 al 1993 la Coop chiese ad un regista ironico, sarcastico e cinico di girare una serie di spot, lui ne girò ben cinque, non aveva certo bisogno di fare pubblicità, era già abbastanza famoso, ma esiste forse qualcuno capace di capire cosa passi nella mente di Woody Allen?
http://www.youtube.com/watch?v=EneqoO_XKMg

Come ultimo spot abbiamo scelto un maestro del cinema italiano.
Per la categoria "premio Oscar" Barilla. Alta società.

Nel 1985, Pietro Barilla operò il miracolo, convinse un regista, che odiava la televisione, a girare uno spot per la sua azienda. Come ci sarà riuscito? Non lo sappiamo, ma siamo contenti, perché grazie a Barilla possiamo mostrarvi, con un po' di commozione, un piccolo capolavoro di Federico Fellini.
http://www.youtube.com/watch?v=Ym3sdmHnsJ4

Antonella Viapiana.