venerdì 23 novembre 2012

La società della bellezza a tutti i costi



8,2 miliardi di euro è il fatturato registrato in Italia, nel 2010, dall’industria della bellezza; con questi numeri, l’Italia si piazza al 4° posto nella classifica europea.
Per industria della bellezza si intende: chirurgia estetica,  cosmetici e prodotti per il benessere.
Se pensate che questi 8,2 miliardi di euro siano usciti solo dalle tasche delle donne commettete un grosso errore, perché il numero di maschietti che ricorrono all’operazione, al top maniglie dell’amore e trapianto di capelli, è aumentato dall’1% del 2009 al 15,54% del 2011.
8,2 miliardi di euro sono tanti soldi, la maggior parte di voi  non li vedrà mai, eppure sono stati spesi per seni più sodi, labbra più carnose, capelli più folti, glutei più tondi, pance più piatte, visi più tirati etc. etc.
Il mito della bellezza forse non conosce crisi? Sembra di no, sebbene alcuni operatori del settore abbiano lamentato una certa riduzione del numero di interventi (?).
Vogliamo attribuire colpe? Vogliamo prendercela con lo showbiz? Con la pubblicità? Con tutto ciò che, tutti i santi giorni, ci bombarda con immagini di corpi perfetti e visi stupendi? Questa brutta società dell’apparenza, della quale noi non facciamo parte, ma siamo solo delle vittime, burattini che si lasciano condizionare dal nuovo modello di supergnocca al punto da voler essere come lei o pensare che i nostri uomini ci vogliano come lei.
Secondo il Comitato Nazionale della Bioetica tutto ciò è definito come “desiderio d’ integrazione sociale secondo determinati stereotipi”.
Eh sì, perché, visto l’andamento crescente del mercato della bellezza e della chirurgia estetica in particolare, il CNB ha redatto un documento per definire la “liceità” degli interventi chirurgici. E ha fatto bene, perché, spesso e aggiungerei purtroppo, alcuni chirurghi smettono di essere medici per diventare imprenditori, operano le persone più e più volte, tralasciando quelli che, in gergo, sono chiamati “rischi” per la salute del paziente.
Una parte molto interessante di questo documento riguarda i pazienti affetti da sindrome di Down, perché, anche se in Italia il numero di richieste per interventi estetici su persone affette dalla sindrome non è alto, si è ritenuto doveroso negarne la liceità. E non lo hanno fatto per cattiveria, ma dopo aver valutato attentamente i casi di persone operate e aver consultato le varie associazioni, hanno riscontrato che la vita sociale del paziente non ha subito alcun miglioramento, al contrario la persona ha incontrato maggiori difficoltà nell’accettare la sua diversità e quindi nel relazionarsi con gli altri, in poche parole ha complicato le cose.
Ora, non posso dilungarmi sull’argomento del trattato, però potete leggerlo voi stessi cliccando qui e spero che lo facciate.
Concludo con la citazione di un film, che sintetizza bene il tema e che forse ci spiega perché alcune persone ricorrono alla chirurgia estetica.
“Costa molto essere autentiche, signora mia, e in questa cosa non si deve essere tirchie, perché una è più autentica quanto più assomiglia all'idea che ha sognato di se stessa”.
Agrado da Tutto su mia madre di Pedro Almodovar.

Antonella Viapiana.