giovedì 17 ottobre 2013

Francesco e la sua Brand Identity.




foto: ogginotizie.it

La scorsa puntata della trasmissione TV "LE IENE" è stata caratterizzata dal servizio di M. Viviani che raccontava la storia di un prete che, dopo aver stuprato una ragazza ed in seguito allo stupro aver concepito un bambino, continuava tranquillamente indisturbato la sua attività clericale.

Nel servizio un "non ancora papa" Bergoglio sceglie deliberatamente di non esprimere il suo giudizio sull'accaduto, defilandosi in fretta per evitare le domande di Viviani: un pò come quando i giornalisti che fanno domande scomode vengono trattati con disprezzo dal più silenzioso e riservato dei politici. Le occhiate e l'atteggiamento del cardinale sono però inequivocabili.

Non commenterò questa vicenda (cosa ci sarebbe da commentare?), perchè non è certo questa la sede per farlo.

Utilizzerò invece questa vicenda mediatica per sottolineare quanto sia importante l'attività di ricerca durante la creazione di una Brand Identity.

Papa Francesco è un brand con uno scopo preciso: far riavvicinare i cristiani alla chiesa cattolica. Dopo innumerevoli casi di violenze e scandali vari che hanno allontanato i comuni mortali dalla stessa, c'era proprio bisogno di qualcuno che rompesse questo schema.

Questo papa è diverso. Una figura diametralmente opposta ai sui predecessori: è un uomo, un comune mortale come tutti noi. Questo ci dice.
Bagni di folla, mani strette calorosamente, abbracci amorosi e numerosi problemi per il servizio di sicurezza che proprio non sa come comportarsi di fronte ad un papa che scende dalla papamobile ed entra nella folla per abbracciare le sue pecorelle.

Un brand che doveva avere queste caratteristiche, il rilancio di un marchio (il papa) che aveva bisogno di una ventata di freschezza, la messa in pratica di una strategia ben definita che riavvicinasse il popolo della terra alla chiesa cattolica.

Francesco è una rock star con un palco immenso, effetti speciali, fan sfegatati che lo seguono in tenda sulla spiaggia di Copacabana, è perfetto, affascinante, parla la tua lingua, è disruptive ed è più attento alle tue esigenze che a quelle dello IOR. Questo ci dice.

Un meccanismo "quasi" perfetto. Si perchè oggi, in questo mondo globalizzato, in cui tutti in qualsiasi momento possono fare comunicazione, ricostruire l'identity di un marchio è piuttosto difficile. Quasi impossibile reperire tutti i filmati, fotografie, articoli, testimonianze, post (e tanto altro) che servono a ricostruire la storia passata di un soggetto che deve diventare un brand; sia esso un uomo, un logo od una t-shirt.

Probabilmente agli analisti sarà sfuggito il servizio di Viviani, e francamente penso che gestiranno questa vicenda imparando dalla chiesa stessa: rimanendo in silenzio, non commentando e sperando nel dimenticatoio. Si, perchè tutti sappiamo bene che in un mondo in cui siamo bombardati dalla comunicazione, è molto semplice dimenticarsi di un servizio se non lo si ripropone a cadenza programmata.

Prima di rilanciare e ricostruire una brand identity c'è bisogno di una ricerca storica. Essa rappresenta la base da cui partire e tutti noi analisti sappiamo che questa ricerca non potrà più essere perfetta. Il papa insegna.

lunedì 14 ottobre 2013

VIVA LA PRIMA SERATA





Negli anni '80 il film o lo show della prima serata andava in onda alle 20.00. Me lo ricordo perchè mia nonna mi mandava a letto prima che iniziasse, subito dopo "Happy Days" (bei tempi).

Oggi la programmazione televisiva in prima serata si è spostata di molto, più di un'ora. Vi siete mai chiesti il perchè? La risposta è naturalmente legata a ciò che garantisce la sopravvivenza delle televisioni commerciali e non: la pubblicità.

Le televisioni (tutte) sono dipendenti dalla vendita di spazi pubblicitari all'interno dei loro palinsesti. Senza pubblicità non avrebbero un reale motivo per continuare a trasmettere.
Gli inserzionisti sono interessati ad intercettare quanto più pubblico possibile e cercano di accaparrarsi le fasce orarie più seguite per trasmettere i loro messaggi pubblicitari.

Più tempo la gente guarda la televisione, più spazi pubblicitari si riescono a vendere, più le televisioni incrementano i loro fatturati. L'unità di misura utilizzata per la vendita di uno spazio pubblicitario in TV è il tempo e le televisioni hanno quindi sempre più bisogno di "tempo da vendere" per aumentare gli incassi. Devono dunque trattenere il pubblico davanti allo schermo quanto più possibile.

Lo stesso pubblico televisivo è soggetto ad un fenomeno che interessa tutti i Media in generale, ma che nel caso della TV conosce il massimo della sua portata: l'Agenda Setting. Cosa è? proverò a spiegarlo attraverso questo video tratto da "Christmas in Love" (2005)


http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=hArtsfYJykk&list=FLl0-kYorO2qGU-ai-K-HvEQ

Nel video "Concetta La Rosa" (Anna Maria Barbera) si precipita a casa con la sua Fiat 500 in una folle corsa per non perdere l'ennesima puntata di Beautiful.
La teoria dell'Agenda Setting (riassumendo) parla proprio di questo: i media (la TV nel nostro caso) possono riuscire ad organizzare le nostre vite attraverso una programmazione accattivante, verso la quale tutti noi svilupperemmo una sorta di "dipendenza".

Se ad esempio siamo appassionati ad una serie Tv di cui abbiamo guardato la prima puntata, probabilmente faremo il possibile per non saltarne nemmeno un episodio sino all'ultima puntata.

L'Agenda Setting ha aiutato i media a "dilatare" le fasce orarie, trattenendo gli spettatori TV per più tempo ed aumentando il "tempo da vendere" agli inserzionisti paganti.

giovedì 10 ottobre 2013

In comunicazione non si può sbagliare.




Chi non ha mai fatto errori nella vita? Nessuno credo. Tutti abbiamo qualcosa da farci perdonare, in un modo o nell'altro, nella vita privata e/o professionale.

Ciò che contraddistingue la professione pubblicitaria è però il fatto che l'errore non è ammesso. Commettere un errore in questo mondo è come metter fuoco ad una miccia che non si può più spegnere ed il botto finale può esser molto forte.

Facciamo riferimento ad una "case history" di un fatto realmente accaduto che riassumeremo in breve.

Nel 2005 una piccola impresa che costruisce piscine commissiona ad un grafico improvvisato (mossa dal notevole risparmio economico e dai tempi stretti) una campagna pubblicitaria. L'intento dell'azienda è naturalmente quello di stipulare nuovi contratti, possibilmente aumentando il numero di piscine da realizzare.

Il grafico/tipografo propone una campagna di manifesti formato 70cmX100cm da affiggere in loco e nei paesi limitrofi: "Mi raccomando"- spiega il grafico all'imprenditore - "affiggine il più possibile, tappezza tutto il territorio al massimo delle possibilità".

L'imprenditore, preso dai suoi affari, non considera il messaggio pubblicitario importante, ed affida al suddetto grafico la realizzazione dello stesso.
Egli prende 4 immagini di piscine, le dispone sul bozzetto del manifesto con al centro il logo dell'azienda costruttrice, si fa pagare ed in 4 giorni stampa 1000 manifesti che vengono affissi pressochè tutti durante la settimana successiva.

Moltissimi potenziali clienti iniziano a chiamare l'azienda in questione, ma nessuno di essi chiede informazioni circa la realizzazione di una piscina, bensì la possibilità di iscrivere essi stessi od i propri pargoli in piscina per dei corsi di nuoto.

La comunicazione ha fallito perchè ha fallito il messaggio. Il messaggio ha fallito perchè non c'è stato studio, non c'è stata ricerca, programmazione. Chi ha realizzato il messaggio non aveva le competenze per farlo, ha commesso un errore che ha danneggiato l'azienda committente che, nonostante i numerosi tentativi, non è riuscita più a far passare il messaggio corretto.

Ancora oggi, questa azienda ha difficoltà ad operare nel proprio territorio a causa di quella campagna pubblicitaria, e non riesce a far leva su ciò che dovrebbe essere il "grosso" del suo mercato, proprio perchè la sua pubblicità viene confusa con quella delle piscine comunali limitrofe.

L'imprenditore in questione si chiede ancora oggi come mai avvenga questo fenomeno.

Questa vicenda ci insegna che in Comunicazione dev'essere sempre "buona la prima": non si può sbagliare. Mai.
Gli errori commessi non sono mai sanabili al 100% e rimangono sul groppone del tuo committente che ne subisce il costo e le relative conseguenze.

Mai improvvisarsi pubblicitari se si è grafici, mai fare il contrario.

mercoledì 22 maggio 2013

L'ITALIA SI DESTA? LA SINDROME DEGLI ALPINI E LA VOGLIA DI FARCELA DEGLI ITALIANI.



Ho appena finito di leggere l'ultimo rapporto GFK EURISKO sui climi sociali e di consumo e, devo riconoscere, dopo tanto tempo questa nazione ha ripreso a sorprendermi in positivo.

Nel suo articolo, FABRIZIO FORNEZZA, descrive un'Italia che reagisce finalmente alla crisi con "l'attivismo nevrotico di un paese depresso" (cit.)... praticamente la classica reazione d'onore all'italiana.

Devastato da una classe politica trasversalmente ridicola e dall'assenza di denaro spendibile, il popolo italico inizia ad inventarsi strategie per far fronte alla depressione ed all'assenza di lavoro a volte poco ortodosse ma che continuano a far uscire la pagnotta giornaliera.

Il sentiment delle famiglie è aumentato di +8 punti tra gennaio e febbraio che sono stati in parte riassorbiti nel mese di marzo, a causa dell'ennesima figuraccia elettorale su cui calerei un pietosissimo velo per non rovinare la giornata; i politici... rieccoli che ci affossano.

Questo non solo vuol dire che gli italiani hanno voglia di immettere denaro nell'economia, di risollevarla e riprendere in mano la propria nazione, ma anche le stanno provando tutte per riuscirci. In questo scenario mi fa strano dover scrivere che i rapporti non prevedono un 2013 così critico come ci si aspettava.

Gli obiettivi ed i progetti sui risparmi sono un altro punto su cui gli italiani dimostrano non solo di tenere, ma anche di incrementare le loro strategie. L'indice sintetico sui progetti delle famiglie, calcolato da GFK EURISKO mostra all'inizio del 2013 un miglioramento, a riprova che almeno le motivazioni di utilizzo dei risparmi si rafforzano (cit.).

Praticamente è come se ci fosse un alpino che tiene la posizione ad oltranza, arroccato dietro la sua roccia, cercando sempre nuovi modi per avanzare e sconfiggere il nemico. L'Italia si desta, la storia insegna, e questa è una sindrome positiva tutta italiana.

Non so quanto questa possa esser una buona notizia, considerato il lavoro di chi ci governa il rischio di rimanere arroccati all'infinito dietro quella stessa roccia è piuttosto alto, ma per oggi preferisco pensare a chi non si arrende, alla buona notizia.

Paolo Carone.


martedì 30 aprile 2013

Useitdick! Sex all me with the condom.


Un pene allenato, che fa esercizi tutti i giorni è un pene sano, quindi, ha davvero bisogno di usare il preservativo? 

   Questa è una della domande assurde che MTV pone allo spettatore dei suoi spot sull'uso del condom. Apparentemente visionari, questi spot puntano a demolire luoghi comuni e stupide congetture (ignoranza) che ruotano intorno all'uso del preservativo. I protagonisti sono tre personaggi palesemente stupidi: un uomo che fa esercizi del pene, uno vestito da sirenetto ed un tennista imbranato.  Tutti e tre, credendosi fighi, chiedono se abbiano davvero bisogno di usare il condom. La risposta è un gioco di parole che non lascia adito a dubbi: "Useitdick". In sintesi, solo uno sciocco pensa di non aver bisogno del condom. 

   Fuori dagli schemi delle tradizionali pubblicità progresso, questa campagna, attraverso l'ironia, riesce a comunicare efficacemente il messaggio al proprio target, che non è quello di Rete 4, ma è quello di MTV. Quindi, come già detto in altri post, una buona idea ha bisogno di un contesto adatto per essere apprezzata e capita. 


Antonella Viapiana.

lunedì 29 aprile 2013

Salame, amore e fantasia.



Nella famiglia ideale, quella perfetta degli spot pubblicitari, tutti vivono in armonia. La verità è che nelle famiglie vere non funziona così, spesso si litiga anche per una fetta di salame in più, specialmente tra i bambini. 

  Enterprise, non l'astronave ma un'azienda sudafricana del comparto alimentare, in collaborazione con TBWA ha lanciato una campagna pubblicitaria per promuovere un salame formato extra. Ben lungi da "le bocche son sorelle", da quel clima idilliaco prospettato e propinato da altre pubblicità, questa di Enterprise è lo specchio della quotidianità della mia e della vostra famiglia, uno scorcio di realtà all'interno di una finestra a forma di salame. Osservando la campagna, sembra quasi di guardare all'interno di una casa attraverso il buco della serratura.

   Sono stati molto bravi a prendere il concetto negativo del disaccordo e trasformarlo in qualcosa di simpatico. Ma c'è dell'altro. Il claim "thicker slices for the ones you love" è rappresentato graficamente attraverso delle linee verticali che si sovrappongono all'immagine. Guardate le foto, su quali personaggi si allargano le fasce? Sono sottigliezze, però ci dicono che lo staff ha lavorato molto su di uno specifico membro della famiglia, la mamma, un po' stanca e stressata, ma pur sempre amorevole alla quale è concessa qualche evasione.

Antonella Viapiana

venerdì 26 aprile 2013

Il duro lavoro di pulire il bagno.



   Avete presente quei fastidiosi residui di materia organica anfibia che incrostano le pareti del w.c.? Comunemente detta "sgommata", è una cosa molto fastidiosa e difficile da rimuovere. Solitamente la si trova nei bagni pubblici, non certo nelle nostre case, ove i residui sono perlopiù calcarei, altrettanto resistenti e fastidiosi.

   Bene, ora che avete un quadro più o meno completo della situazione, sulla quale si è "concentrato" il creativo che ha progettato questa campagna pubblicitaria, non vi sarà difficile capire il percorso che egli ha fatto. 



Antonella Viapiana

mercoledì 24 aprile 2013

Come funziona la testa di un creativo?


Partiamo dal presupposto che la creatività, intesa come capacità di generare idee, è una caratteristica innata, un talento. Come tutti i talenti, però, ha bisogno di essere allenata e stimolata, la famosa immagine della lampadina che si accende all'improvviso è una leggenda, con un fondo di verità. I creativi non sono degli illuminati, ma sono dotati di una particolare logica che permette loro di fare associazioni di idee, che altri non sarebbe in grado di fare. Poi, anche loro devono studiare, aggiornarsi, guardare cosa fanno gli altri e mettersi in discussione, sebbene quest'ultima costi molto all'ego del creativo. 

   Per tentare di spiegarvi  come funziona tale logica, ho scelto una campagna pubblicitaria che fa leva proprio sull'associazione di idee: entriamo dunque nella testa del creativo.

   Per prima cosa, al  creativo viene dato un brief, un documento dove ci sono le seguenti indicazioni: le caratteristiche del prodotto, il target di riferimento, mission e vision del brand, già vi state annoiando, la promessa a supporto e l' obiettivo della comunicazione. In sintesi, quello che il brand vuole che si evinca dal messaggio pubblicitario. 

   In questo caso, il brand è LG e il prodotto è il nuovo modello di lava/asciuga. 
Molto probabilmente, al creativo è stato chiesto di esprimere l'utilità e i vantaggi di avere una lava/asciuga LG, trasmettendo un'immagine innovativa e tecnologica del brand. Già, tutto questo dovrà essere percepito dal target quando guarderà la pubblicità. 

   Che cosa ha fatto il creativo? Ha cominciato a pensare all'azione di stendere il bucato, ovvero quella pratica di prendere i panni bagnati e di appenderli allo stendino, fuori se è bello, dentro casa se piove.
Il suo talento lo ha portato a focalizzare l'attenzione sul filo dello stendino, quel particolare che, grazie all'asciugatrice non servirà più, quindi ha pensato a come "demonizzarlo". Avete presente le finestre dei condomini che si affacciano sui cortili interni e i panni stesi in bella vista?  Il creativo deve aver pensato a questo e all'esposizione di indumenti intimi: "tutti vedranno le vostre mutande"="che vergogna". 
Probabilmente, non soddisfatto delle prime bozze,  ha continuato a riflettere fino a fermarsi sul doppio significato della parola "clothesline" che è sia il filo per stendere i panni che una mossa di wrestling.

  Ha collegato tutto ed è venuta fuori questa campagna pubblicitaria che comunica, con ironia,  i vantaggi di avere un prodotto di ultima generazione. Io non so quanto ci abbia messo ad arrivare alla soluzione finale, ma state ben certi che ci avrà lavorato su molto più di quanto pensiate.

   Che ve ne pare? Una dolce nonnina indossa una tuta da wrestling leopardata, immaginate l'imbarazzo al pensiero che qualcuno la veda stesa sul suo balcone.


Ovviamente, quello che ho appena scritto non è da considerarsi come una legge della fisica, la mente umana non è una mela che cade dall'albero. Ho voluto semplicemente spiegare che quello del creativo è un  vero lavoro, molto impegnativo e spesso, ahimè, poco gratificato.

Antonella Viapiana.

martedì 23 aprile 2013

La donna è cacciatrice.


Secondo un vecchio detto popolare  "L'uomo è cacciatore", ma rivoluzione sessuale e lotte femministe hanno sfatato questa credenza, forse, ma non a livello globale. Com'è tristemente noto a tutti, in alcuni paesi, la donna vive ancora in una condizione di inferiorità rispetto all'uomo.

Baci Lingerie, insieme all'agenzia pubblicitaria Mademoiselle Scarlett di Parigi, ben lungi da qualsiasi teoria o ideale maschilista, escono con una campagna pubblicitaria che potrebbe sollevare qualche questione, almeno due.

La prima,  tanto di moda, è che la donna della pubblicità sia considerata come una donna oggetto. Bene, io credo che in questa particolare campagna, la donna sia soggetto. Sebbene immortalata in tutto il suo seminudo splendore, questa signora non è più preda del maschio bensì ne diviene la cacciatrice. Il claim parla chiaro: Apre la stagione della caccia. L'animale impagliato ai (sotto i) piedi di lei è un trofeo di una precedente battuta di caccia, la sua ultima conquista. Il messaggio della campagna invita all'acquisto della lingerie attraverso una promessa: diventa cacciatrice e non preda; cambia il concetto di "conquista" in quello di "caccia". Vuoi un uomo, prenditelo. Non vende biancheria ma autorevolezza e sicurezza.

Seconda questione, agli animalisti non piacerà, a torto, perché non parla di caccia all'orso o al leone, bensì ad un animale molto più pericoloso.

In sintesi, dal mio punto di vista, ritengo sia una bella campagna pubblicitaria.

Antonella Viapiana

lunedì 22 aprile 2013

Realtà aumentata. Una nuova App per golosoni.


Oreo, il famoso biscotto di Saiwa diventa un gioco per smartphone, l'App "Catch the Oreo".
Il gioco consiste nel catturare i biscotti con un bicchiere di latte che appare sullo schermo del telefono. I biscotti cadono da un dirigibile, con tanto di brand, che vola virtualmente nel cielo.

Ecco come funziona:
  • Apri l'applicazione sul tuo telefono
  • Mettiti in piedi in modo tale da essere pronto a muoverti quando te lo dirà il gioco.
  • Premi Play
  • Guarda in alto e sullo schermo del tuo smartphone: gli Oreo cominceranno a cadere.
  • Cattura gli Oreo con il tuo bicchiere di latte.

Lo spot  ripercorre la storia e l'evoluzione dei video games, da Pong a Donkey Kong, fino ad arrivare alle nuove tecnologie che permettono un'interazione molto stretta tra "real life" e "game life".
Il video è abbastanza esaustivo, ci mostra come il gioco entri nella vita reale e di come questa si integri al gioco, fino a creare un'unica realtà. D'altra parte, è normale che i produttori di video game intraprendano questa strada, adattandosi ad un società che è sempre più proiettata alla sovrapposizione tra reale e virtuale, altrimenti nota come realtà aumentata. Certo, è anche vero che possiamo catturare tutti i biscotti che ci pare senza poterne mangiare nessuno, ma solo perché non hanno ancora sviluppato un'App che ce lo consenta(?).



Antonella Viapiana

venerdì 19 aprile 2013

Alito pesante? Basta essere nel posto giusto al momento giusto.


Quante volte ci è capitato di pranzare fuori? Un po' per lavoro, un po' per piacere, la consumazione di  pasti fuori casa è diventata un'abitudine molto diffusa. Ma, se a casa abbiamo tutto l'occorrente per una corretta igiene orale, fuori no. A cosa ci affidiamo per smorzare gli effluvi devastanti di cibi particolarmente odorosi? Alle gomme da masticare al gusto di menta. Infatti, le campagne pubblicitarie per le gomme da masticare utilizzano, spesso, il cliché del pranzo fuori casa. Però?

   L'agenzia pubblicitaria BBH di Shangai, per pubblicizzare Mentos Speech Bubble, ha fatto una cosa che tutte le buone agenzie fanno. Prima di avviare il processo creativo, l'equipe ha focalizzato l'attenzione sull'insight del target, ovvero cosa prova il target di fronte al problema dell'alito cattivo. La risposta è: il disagio di parlare con la gente e di emanare odori nauseabondi dalla bocca. 

  Perciò, hanno messo in primo piano immagini di quei cibi maleodoranti e parlanti, nel cuore della cipolla c'è scritto, in cinese, "da quanto tempo non ci vediamo".  In basso a destra, il brand ci dice: "non lasciar parlare l'alito cattivo". Quindi, l'azione del parlare, il problema rilevato in fase di analisi dell'insight, viene messa in evidenza sia dalla frase della cipolla (alito cattivo), sia dal contenuto del claim (Mentos e alito fresco). 

   Poi, invece di diffondere la pubblicità su riviste, cartelloni 6x3 e TV, hanno utilizzato come supporto le tovagliette monouso dei ristoranti. Così, mentre un povero diavolo sta consumando un pasto veloce, durante la pausa pranzo, Mentos gli sta ricordando che dopo gli puzzerà l'alito. Gli sta creando il problema, contemporaneamente gli sta offrendo la soluzione e lo sta facendo nel momento giusto.

   La scelta del supporto scaturisce dalla domanda che l'agenzia si è posta, prima del processo creativo: quando si crea il problema?
Questo perché, una campagna pubblicitaria, per quanto ben fatta, non si può dire efficace se non viene inserita nel contesto giusto. Così come le buone idee necessitano di un ambiente adatto per essere attuate, così una pubblicità ha bisogno di un luogo giusto per essere "convincente".

Antonella Viapiana.

mercoledì 17 aprile 2013

Collezione di feci.


   A meno che non siate feticisti delle eiezioni solide, avrete sicuramente la sana abitudine di eliminare, dalla vostra vita, "i pezzi informi di materia organica anfibia comunemente detta...".

   Purtroppo, non tutti hanno la famosa regolarità intestinale, tanto millantata da alcune pubblicità, forse da troppe. L'agenzia pubblicitaria KingKong di Bangkok, vista l'inflazione di parole come "gonfiore" e "regolarità", ha pensato di promuove il lassativo "Bisolax" in maniera diversa.  Immortala il COPRO del reato come se fosse un oggetto da collezione. In effetti, quando non riusciamo a liberarcene, questo tende ad accumularsi proprio come accade con i francobolli. Uno oggi, uno domani ed ecco che cominciano ad occupare molto spazio. Ma le feci non sono francobolli, quindi, proprio come recita il claim, non sono degne di essere collezionate. 

   Le foto sono davvero molto belle e divertenti, ovviamente, se siete delicati di stomaco, non guardatele. Se, invece, al di là della sensibilità, avete problemi di costipazione vi consiglio vivamente di pensare a quanti pezzi della vostra collezione siano da scartare.


Antonella Viapiana

martedì 16 aprile 2013

Come metterlo in quel posto ad un blogger.

Ditology

   Esistono almeno due modi per pubblicizzare il proprio prodotto su un blog influente: una è pagare il blogger, un'altra è fare qualcosa di così interessante, intrigante, divertente, intelligente e metterglielo sotto il sedere.

   Canal+ , un canale televisivo francese a pagamento, ha scelto la seconda. Il prodotto da pubblicizzare era una nuova serie Tv sui Borgia, celebre famiglia del rinascimento italiano, nota ai posteri non certo per il comportamento irreprensibile.  La campagna consisteva nel prendere 15 taxi, usarli per trasportare 50 blogger influenti, nascondere male, sul sedile posteriore dei mezzi, delle fotocamere digitali. Voi cosa fareste se trovaste una macchinetta fotografica? Ovvio, guardereste subito cosa c'è dentro. Indovinate un po' cosa c'era dentro quelle nascoste nei taxi? Foto di scene prese dalla serie e, ripeto, i Borgia non erano proprio dei pudici morigerati di Dio, tutt'altro. 


  Il risultato è stato sorprendente: 1,6 milioni di telespettatori per il primo episodio della serie, record di audience per Canal+.  Complimenti davvero per l'idea, si saranno ispirati al modus operandi dei Borgia? In tutti i modi, l'ingegnosità merita sempre un apprezzamento.


P.S. Stiamo parlando della produzione francese dei Borgia, non di The Borgias, la produzione canadese.

Le reazioni dei bloggers

Antonella Viapiana

lunedì 15 aprile 2013

Virtual sex vs Real sex. I Millennials nel sondaggio "Love & Lust" di Havas Worldwide


I Millennials sono  i ragazzi ( tra i 18 e i 34 anni) cresciuti nell'era digitale, con tutte le conseguenze che questo habitat ha portato sulle loro vite.

  Love & Lust, il sondaggio dal quale è tratto questo post è stato eseguito da Havas Worldwide, multinazionale della comunicazione. L'indagine condotta su un campione di 2000 adulti. in USA e in UK ha portato alla luce dei dati sui quali è necessario riflettere. La ricerca è focalizzata sulle relazioni sessuali e sentimentali nell'era digitale.  Ed ecco un breve riassunto dei dati emersi:
  • Il 32% della fascia d’età 18-34 dice che “virtuality is reality” e per loro significa che ciò che accade online è reale.
  • Visitano il web con intenti sessuali il 46% dei Millennials, contro il 38% dei 35-54 e il 20% degli over 55.
  • Il 29% dei Millennials afferma che le immagini su internet  abbiano influenzato il loro modo di pensare al sesso, mentre il 24%, circa uno su 4, ammette che tale influenza sia dovuta alle discussioni in chat. 


   Sebbene molte persone, di varie età, usino Internet con intenti sessuali, i Millennials credono che sia possibile/normale creare delle relazioni sessuali/affettive grazie ai servizi online. Facebook è il primo in classifica per il 39% , seguito da siti di incontri come Plenty of Fish e chat come Skype e MSN. Persino Twitter rappresenta un canale di "rimorchio" per il 23% . Dalle interviste si evince che questa generazione tende a scoprire il sesso più attraverso lo scambio di pettegolezzi, aneddoti e pubblicazioni, che attraverso l'esperienza tradizionale.

   Joy Schwartz, President, Havas Worldwide Chicago afferma “Chiunque sia interessato può leggere e guardare qualsiasi cosa, imparando tutto, dall’educazione sessuale di base alle tendenze più estreme".
Così, se da un lato il 44% dei Millennials è spinto ad acquistare sex toys e amplificatori di performance, quasi la metà pensa che, in generale, i siti di sesso, le app e altri strumenti/canali digitali stiano incoraggiando i giovani ad avere rapporti sessuali prima che siano pronti. Il 29% teme di non essere molto bravo a letto e il 21% che le sue fantasie sessuali o i suoi comportamenti non siano normali.

   In questo scenario contraddittorio però, l'approccio online sembra essere diventato una prassi normale per iniziare un qualsiasi tipo di relazione. Tale fenomeno ha avuto un impatto negativo su alcuni aspetti della società, infatti molte relazioni offline finiscono per colpa di quelle online, soprattutto perché internet ha semplificato la vita dei fedifraghi seriali, rendendo più semplice l'arte dell'imbroglio.  Ma il dato più preoccupante è che si sta perdendo la capacità di distinguere il virtuale dal reale. 

   Secondo Matt Weiss, direttore generale dell’ufficio marketing di Havas Worldwide  “Adesso, le persone sono online in ogni momento della giornata, mentre si recano a lavoro, quando sono nei bar e nei ristoranti, in bagno e a letto...questo ha prodotto un cambiamento profondo nel modo in cui la gente opera distinzioni su alcune questioni importanti della vita: pubblico vs privato; reale vs immaginario, normale vs anormale e giusto vs sbagliato.”

   Le cose non vanno meglio, nemmeno, nell'eterno conflitto tra intelligenza e bellezza e ce lo dice un confronto tra il sondaggio del 2013 e i dati raccolti nel 2003. Agli intervistati è stato chiesto di scegliere, tra quattro alternative, quale fosse la più eccitante/attrattiva. A fronte di intelligenza, forzafisica/bell’aspetto, soldi e potere, nel 2003, un rilevante 79% scelse l’intelligenza, oggi questo dato è sceso al 46%, la forza fisica e il bell’aspetto, nel 2003 erano al 10%, oggi al 42. La preferenza crescente per l’avvenenza è confermata da un altro, più intimo, ipotetico compromesso. Agli intervistati è stato chiesto di scegliere tra un partner non molto attraente ma bravo a letto a uno molto bello ma schifoso a letto ( e senza margini di miglioramento ). Quest’anno, come 10 anni fa, le prefernze sono andate al partner bravo a letto, ma la percentuale si è ridotta notevolmente. Infatti, se nel 2003 8 su 10 sceglievano una buona performance sessuale, nel 2013 si sono ridotti a 6 su 10.