giovedì 28 febbraio 2013

Chi mangi oggi? Un bambino smembrato.


Questa è la domanda che campeggia a caratteri cubitali sui cartelloni 6x3 di Campagna per gli animali, al di sotto della quale vi è l'immagine di un bambino fatto e pezzi e messo in vaschetta, in realtà non è un bambino ma un bambolotto, solo che mentre si passa con l'auto davanti al cartellone non è facile capirlo al volo.
Questa campagna ha suscitato qualche polemica, la Confederazione Italiana Agricoltori di Cuneo ha scritto un comunicato stampa piuttosto severo nei confronti della stessa.
Non si è fatta attendere la risposta da parte degli ideatori della campagna che scrivono:
"I mega-cartelloni affissi per le vie di Pordenone, di Torino e da oggi anche di Grosseto, hanno sortito l’effetto desiderato, ossia far riflettere e discutere le persone.
Il nostro intento come ideatori della pubblicità “Chi mangi oggi?” era esattamente questo. Riteniamo interessante dal punto di vista antropologico evidenziare che la fotografia di un bambolotto rappresentante le fattezze di un bambino umano smembrato e impacchettato, suscita generalmente indignazione e disgusto, mentre le continue e quotidiane pubblicità raffiguranti i corpi degli animali non umani smembrati e impacchettati in varie modalità non provocano lo stesso disgusto, anzi al contrario paiono universalmente accettate."
Effettivamente, non possiamo negare che l'obiettivo sia stato raggiunto, la campagna fa discutere molto, chiunque la vedrà ne resterà colpito, ma come?
Un messaggio come questo mira dritto all'emotività dell'osservatore, chi non inorridirebbe di fronte ad un bambino fatto a pezzi o al pensiero di usarlo come cena? Tutti.
Però, se l'obiettivo della campagna era quello di convertire alla dieta vegan il discorso cambia.
Il messaggio è impostato in modo tale da tracciare una linea di confine netta tra chi mangia carne e chi no, però se ad un onnivoro dici che non vi è alcuna differenza tra mangiare un bambino e una bistecca di manzo, forse potresti suscitare una reazione negativa e aumentare la sua ostilità.
Credo che l'errore del messaggio consista nel voler imporre una distinzione netta tra vegan e "carnivori", tra antispecisti e antropocentrici, tra buoni e cattivi.
Forse è sfuggito loro un particolare per nulla trascurabile, nell'immaginario collettivo universale un bambino non è una bistecca di manzo.
Ora, di fronte ad una tale accusa, dubito fortemente che siano riusciti a portare molta gente dalla loro parte, certo hanno fatto parlare della loro campagna, peccato che fino ad oggi se ne sia parlato solo male.

Se volete leggere i due comunicati citati nell'articolo, potete trovarli cliccando sui seguenti link

Oh, ma è ora di cena e non so ancora COSA mangiare.

Antonella Viapiana

6 commenti:

  1. Non avete capito granchè di quel messaggio pubblicitario, eppure la parte testuale accanto a quella iconografica è chiaramente e inequivocabilmente un messaggio di amore che dovrebbe servire ad immedesimarsi e a comprendere che CHI è vivo NON è una cosa di proprietà di qualcunaltro che ne può disporre come desidera. L'accostamento dei due ( l'immagine del BAMBOLOTTO di plastica e del testo ) serve a far riflettere sul fatto che la soggettività che "era" dell'animale macellato per diventare la vostra bistecca è come la soggettività di qualunque altro essere sensiente che teme il dolore, la tirannia del più forte, l'isolamento dai suoi simili e dall'ambiente che naturalmente lo avrebbe accolto, l'angoscia, il dolore, ma anche la gioia, il piacere, la tenerezza verso i piccoli. Pensate davvero che soltanto noi umani siamo in grado di provare emozioni? Riconoscere l'infinita sofferenza e la disperazione che imprimiamo sugli animali cosi detti " da reddito " è un atto dovuto per attribuire a queste povere anime ( 52 miliardi nel mondo ogni anno senza contare i pesci ) un minimo di dignità, è un atto dovuto per le nuove generazioni perchè imparino a rispettare e a non discriminare gli altri, che siano umani o no. Così difficile da comprendere?

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    1. Gentile associazionediideeonlus,
      innanzitutto grazie per aver commentato, per noi è un piacere avere scambi di opinioni ed ampliare le nostre vedute.
      Tengo a precisare che l'articolo è volto ad analizzare la campagna pubblicitaria senza entrare nel merito del messaggio. La collega ha giustamente sottolineato il carattere "polarizzante" della comunicazione ed ha esaurientemente spiegato che spesso questo approccio può non portare dei risultati positivi in termini pubblicitari.
      Come sicuramente lei saprà, esiste la buona e cattiva pubblicità, il messaggio può favorire o danneggiare l'oggetto della comunicazione ed in questo caso, visti i risultati, lo ha evidentemente danneggiato: non solo non ha convinto il destinatario ha diventare Vegano, ma lo ha spinto proprio nella direzione opposta. Per un pubblicitario questo è un errore piuttosto grave, delinea una mancata fase di "ricerca" prima di ideare la campagna.
      Le uniche opinioni espresse in questo blog sono riferite al mondo della comunicazione, non abbiamo la presunzione di conoscere tutto ciò che è giusto o sbagliato ma di altri argomenti, talvolta anche più importanti della pubblicità, abbiamo l'abitudine di parlare e scrivere in altre sedi.
      La ringrazio ancora per averci comunque fatto riflettere su un tema importante e la saòluto cordiaòlmente.

      Paolo Carone - Strategic Planner Studio Carone/Officine del Peperoncino

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    2. Se voi dite che non abbiamo capito granché, evidentemente quello che ho scritto nell'articolo è giusto. Il messaggio, che voi dichiarate essere "chiaramente e inequivocabilmente un messaggio di amore", secondo me non verrà percepito come tale.

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  2. Salve,
    Le esprimo la mia opinione restando nel dominio della "comunicazione". Contrariamente a quanto sostiene trovo invece il messaggio sicuramente d'impatto. Non essendo la promozione di un prodotto (non tende a vendere niente, anzi) porta invece una lacerazione insanabile nel muro di ottusità ipocrita di chi quel messaggio in un modo o nell'altro non potrà più ignorare. L'errore c'é ed é nel testo: "diventa vegano", dove "vegano" é aggettivo "alieno" non immediatamente comprensibile. Come fosse una "moda". "Diventa NORMALE" sarebbe stato meglio. I più dotati riusciranno a comprendere il messaggio nella forma e nel contenuto, e la loro eventuale giustificazione nel rigettarlo avrà inevitabilmente i giorni contati. Per gli altri ci vorranno altri e nuovi "stimoli", ma la crepa ci sarà già.

    Raffaello EROICO

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    1. Quindi, se la campagna è indirizzata ad un target "dotato", hai sottolineato un altro errore, ovvero l'utilizzo di unmezzo di comunicazione di massa per un messaggio indirizzato ad un target di nicchia.
      Oppure stai dicendo che la maggior parte della gente che non ha apprezzato sia stupida, spero che tu non la pensi davvero così.

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  3. Lei non trova che il messaggio sia polarizzante? Che delinei fermamente una demarcazione tra vegani (buoni) e carnivori (cattivi)?

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