lunedì 15 dicembre 2014

CANCELLATO L'OBBLIGO DI INDICARE L'ORIGINE DEL CIBO SULLE ETICHETTE: UN DRAMMA PER IL CIBO MADE IN ITALY.




Con il REGOLAMENTO (UE) N. 1169/2011 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO DEL 25 OTTOBRE 2011 mamma Europa ci impone di togliere l'obbligo di indicare, sulle etichette di qualsiasi prodotto alimentare (carne e latticini esclusi), il paese in cui gli stessi sono stati prodotti.
Viene così a cadere uno scudo (forse l'ultimo) contro la contraffazione dei prodotti fatti in Italia.

Una multinazionale tailandese potrebbe tranquillamente acquistare un marchio italiano, produrre pasta in Cambogia e rivendercela come prodotto italiano senza che il consumatore possa conoscere con esattezza l'origine della pasta stessa (con tutte le conseguenze del caso). Un'azienda agricola Italiana potrebbe acquistare olio dal Nepal e rivenderlo nel mercato italiano senza indicare il paese di origine dello stesso.

I parlamentari italiani in Europa non si sono ancora espressi in merito e penso ci sarà da aspettare per ottenere una spiegazione.

Per noi operatori sarà forse più semplice realizzare l'etichetta di un prodotto? Probabilmente si: il regolamento sdogana i termini di uso comune come ad esempio "sale" ed "aceto di vino" o  "succo di limone" e questo potrebbe essere un bene per tutti, ma penso che il danno all'economia made in Italy, già oggetto di "clonazioni" di vario genere, sia piuttosto ingente e le multinazionali (come al solito) ringraziano.

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2011:304:0018:0063:IT:PDF

http://www.mieliditalia.it/download/dlgs_109_92_mod_dlgs_181_03.pdf

http://espresso.repubblica.it/attualita/2014/12/11/news/sparisce-l-origine-del-cibo-dalle-etichette-ce-lo-impone-l-unione-europea-1.191395


mercoledì 17 settembre 2014

Il commercio elettronico in Italia? Un boom!

Riporto un articolo molto interessante in cui è presente qualche dato sull'e-commerce in Italia.

Lo studio è stato realizzato da NetComm, con il supporto di Human Highway e in partnership con Banzai, Postecom e QVC, dal titolo “Net Retail – Il ruolo del digitale negli acquisti degli italiani”,ci svela tutti i dati del commercio elettronico in Italia.

I NUMERI DEGLI ACQUIRENTI ITALIANI ONLINE
I primi dati che emergono dall’indagine: gli Italiani che hanno comprato un bene o un servizio suInternet almeno una volta sono 21,4 milioni. Quelli che hanno effettuato un acquisto nel secondo trimestre di quest’anno sono 16 milioni, contro i 9 milioni del primo trimestre. Quelli che acquistanoogni mese sono 10 milioni, il 26% in più rispetto all’anno scorso.
Si tratta di numeri elevati che dimostrano una crescita esponenziale del commercio elettronico. Nelprimo semestre di quest’anno, infatti, gli acquisti su internet hanno superato 100 milioni di operazioni(il 56% per prodotti fisici e il 44% per beni o servizi digitali) e si prevede che alla fine dell’anno si raggiungeranno 200 milioni di operazioni.
INTERNET INFLUENZA ANCHE GLI ACQUISTI TRADIZIONALI
Secondo Netcomm, l’online influenza un acquisto tradizionale su quattro, in leggero calo dal 26,2% di marzo al 24% di giugno. Per i prodotti turistici, al contrario, si è passati dal 29,6% al 32,7%. Ciò significa cheun acquisto tradizionale di viaggi su tre è influenzato in modo decisivo dalle informazioni raccolte e analizzate in Rete.
PERCHÉ IL NET RETAIL CRESCE?
I motivi dell’aumento del mercato online sono la familiarità con i servizi online per oltre la metà della popolazione italiana maggiorenne; la diffusione della banda larga (+54% nell’ultimo anno); la varietà e la qualità dell’offerta online; l’ottimo sistema di trasporto e consegna dei prodotti acquistati su internet.
IL VALORE DEL MERCATO ONLINE
Nel 2013, gli acquisti su Internet hanno superato i 14 miliardi di euro, contro i circa 700 miliardi delle vendite Retail in Italia. Nel 2014 si prevede di raggiungere una cifra ancora superiore: 18 miliardi.
ACQUISTI TRAMITE APP
Analizzando il primo semestre di quest’anno, Netcomm ha notato che il 77,9% degli utenti ha acquistato sul web tramite il sito del venditore. Tra gli oltre 16 milioni di acquirenti online degli ultimi 3 mesi, il16.4% ha fatto almeno un acquisto tramite app su smartphone e il 10% tramite app su tablet.
CATEGORIE MERCEOLOGICHE PIU’ ACQUISTATE
Sempre dai dati raccolti nel primo semestre del 2014 emerge che gli acquisti online vengono effettuati inpoche grandi categorie: prima tra tutte, quella dei viaggi e del turismo, poi l’elettronica, leassicurazioni, l’abbigliamento e l’alimentare. Queste categorie sviluppano, infatti, quasi la metà dell’intero valore del mercato a marzo (49,8%) e più della metà a giugno (57,6%).
Come si nota, c’è una diversa distribuzione della spesa a seconda dei mesi: a giugno, infatti, c’è stata una grande crescita della vendita di servizi legati al turismo, che hanno generato il 33,8% del valore degli acquisti online (contro il 25,2% di marzo).
Studio NetComm
Fonte NetComm/Human Highway
UTILIZZO DEI SISTEMI DI CONSEGNA
Nell’immagine qui sotto si vede come la maggior parte degli acquisti online di prodotti fisici richiedano laconsegna a domicilio, nel luogo di lavoro o in altre sedi concordate, mentre solo l’8% degli acquirenti ritira personalmente il proprio ordine presso un punto vendita o di ritiro.
Indagine NetComm sugli e-commerce in Italia
Fonte NetComm/Human Highway
IL RUOLO DELLE ACQUIRENTI DONNE
Il 45% del valore complessivo del Net Retail è generato dalle acquirenti donne, con uno scontrino medio leggermente più basso di quello degli uomini (3 punti percentuali in meno).
In alcune categorie, però, è il target femminile ad effettuare la maggioranza degli acquisti: cosmetici, arredamento e casalinghi, gioielli e salute & benessere.
Secondo NetComm, inoltre, le acquirenti donne risultano molto esigenti e richiedono ai merchantmiglioramenti come sconto sui prodotti, possibilità di provare e restituire il prodotto, consegna gratis e su appuntamento.
Ecco i beni e servizi più acquistati dalle donne italiane su Internet, secondo NetComm
Fonte NetComm/Human Highway
FORME DI PAGAMENTO
Gli acquisti su Internet vengono nella maggior parte dei casi pagati al momento dell’ordine: dall’83% del2013 si è passati all’87% del 2014. Il rimanente 13% salda invece alla consegna (ad esempio, nel caso di pagamento con contrassegno) o al momento dell’erogazione del servizio (ad esempio, per gli hotel).
Il principale metodo di pagamento risulta essere PayPal (37%), seguito dalle carte prepagate (23,9%) e dalle carte di credito (18,2%).
Metodi di pagamento più utilizzati dagli utenti italiani secondo NetComm
Fonte: NetComm/Human Highway
SODDISFAZIONE DEI CLIENTI ONLINE
Lo studio di Netcomm chiude riportando i livelli di soddisfazione degli acquirenti online, che promuovono quasi a pieni voti qualsiasi fase del processo di shopping online, come si può vedere nel grafico qui sotto.
Gli utenti che acquistano online sono soddisfatti? Lo studio di NetComm
Fonte: NetComm/Human Highway
CONCLUSIONI


Il Net Retail sta avendo un’enorme crescita anche nel nostro Paese, dove gli acquirenti online sono in continuo aumento. Ciò rappresenta una grande opportunità per gli e-commerce, che sono chiamati oggi più che mai a soddisfare gli utenti con offerte esclusive e concorrenziali, condizioni di vendita chiare, metodi di pagamento e consegna efficaci.
citazione da fonte: http://blog.webperformance.it/2014/09/16/il-piu-recente-studio-di-netcomm/

mercoledì 10 settembre 2014

CALL TO ACTION!

Puntate tutto su una call to action decisa. Dovete dire alla gente cosa fare, perchè quasi sempre non lo sa.
"Quando ero studente, lavoravo in un bar. Non avevamo un listino per le insalate: i clienti che pranzavano lì  le chiedevano ma non sapeva cosa metterci dentro, e messi di fronte alla domanda “come la vuoi l’insalata? cosa ci metto dentro?” ripiegavano sui tradizionali piatti.
Un giorno ho stampato un foglio con 5 combinazioni di insalate, con nomi stravagnati e al prezzo di 8 euro invece di 5. Il risultato è che la gente ha iniziato a ordinare solo quelle.
Per la cronaca, la “Bomba” era quella che andava per la maggiore." (cit. by Mattia Lissi)
La morale (o regola) è questa: voi dovete dirgli cosa devono scegliere.

lunedì 28 aprile 2014

La cattiva pubblicità esiste e fa male.

"Nel bene o nel male l'importante è che se ne parli" è una regola che è sempre stata sbagliata, assurda, frutto sicuramente di qualche tentativo di giustificazione ad un pasticcio pubblicitario come quello che sto per raccontarvi.

Poco fa un cliente si è rivolto a me per una consulenza sul suo piano pubblicitario che, a seguito di una serie di spot dozzinali e concepiti male, aveva avuto il classico "effetto boomerang" e gli si era rivoltato contro.

L'imprenditore in questione ha acquistato, dal rappresentante di una emittente TV interregionale, un pacchetto di passaggi televisivi.
Qualificatosi come "esperto di comunicazione", questo venditore si è offerto di curare la anche la realizzazione dello spot video, rappresentando anche un ahimè noto laboratorio di produzione audiovisiva del leccese (noto per i bassi costi e la scarsa qualità delle produzioni).

Il video, girato completamente in dialetto salentino, ha suscitato una serie di commenti negativi sui social network che hanno costretto il proprietario del marcho a chiudere momentaneamente la pagina facebook dello stesso. A questo si sono susseguite le telefonate dei rivenditori al dettaglio che si rifiutavano di avere in negozio dei prodotti "sponsorizzati con tette, culi e dialetto scurrile" che nessuno avrebbe più voluto acquistare.

Un investimento di 20.000 euro ha finito col danneggiare un'impresa del settore abbigliamento facente parte del distretto produttivo di Andria e Barletta, probabilmente con conseguenze irreparabili.

La morale è semplice: esiste la buona e la cattiva pubblicità, ed entrambe rimangono nella memoria collettiva.

L'avvento dei social network ha fatto si che le risposte da parte di chi riceve la pubblicità siano immediate e poco filtrabili. Ecco perche oggi, più di ieri, dobbiamo concentrarci sulla qualità dei nostri messaggi pubblicitari, tenendo sempre a mente che gli errori compiuti in pubblicità sono irreparabili e rimangono nel tempo.

La mia indignazione verso questa vicenda è tale da non potermi trattenere e scrivere subito questo articolo, di getto, e descrivere una situazione che sta diventando sempre più insostenibile e mina irrimediabilmente la professione del pubblicitario (per cui l'Italia rappresenta un'eccellenza mondiale).

Chi vende spazi, così come chi fa grafica od altro, non può sostituirsi ad un pubblicitario professionista. Ad ognuno il proprio mestiere, ad ognuno la propria professione.


Qui di seguito riporto alcuni esempi di pubblicità brutte ed inutili: