lunedì 28 aprile 2014

La cattiva pubblicità esiste e fa male.

"Nel bene o nel male l'importante è che se ne parli" è una regola che è sempre stata sbagliata, assurda, frutto sicuramente di qualche tentativo di giustificazione ad un pasticcio pubblicitario come quello che sto per raccontarvi.

Poco fa un cliente si è rivolto a me per una consulenza sul suo piano pubblicitario che, a seguito di una serie di spot dozzinali e concepiti male, aveva avuto il classico "effetto boomerang" e gli si era rivoltato contro.

L'imprenditore in questione ha acquistato, dal rappresentante di una emittente TV interregionale, un pacchetto di passaggi televisivi.
Qualificatosi come "esperto di comunicazione", questo venditore si è offerto di curare la anche la realizzazione dello spot video, rappresentando anche un ahimè noto laboratorio di produzione audiovisiva del leccese (noto per i bassi costi e la scarsa qualità delle produzioni).

Il video, girato completamente in dialetto salentino, ha suscitato una serie di commenti negativi sui social network che hanno costretto il proprietario del marcho a chiudere momentaneamente la pagina facebook dello stesso. A questo si sono susseguite le telefonate dei rivenditori al dettaglio che si rifiutavano di avere in negozio dei prodotti "sponsorizzati con tette, culi e dialetto scurrile" che nessuno avrebbe più voluto acquistare.

Un investimento di 20.000 euro ha finito col danneggiare un'impresa del settore abbigliamento facente parte del distretto produttivo di Andria e Barletta, probabilmente con conseguenze irreparabili.

La morale è semplice: esiste la buona e la cattiva pubblicità, ed entrambe rimangono nella memoria collettiva.

L'avvento dei social network ha fatto si che le risposte da parte di chi riceve la pubblicità siano immediate e poco filtrabili. Ecco perche oggi, più di ieri, dobbiamo concentrarci sulla qualità dei nostri messaggi pubblicitari, tenendo sempre a mente che gli errori compiuti in pubblicità sono irreparabili e rimangono nel tempo.

La mia indignazione verso questa vicenda è tale da non potermi trattenere e scrivere subito questo articolo, di getto, e descrivere una situazione che sta diventando sempre più insostenibile e mina irrimediabilmente la professione del pubblicitario (per cui l'Italia rappresenta un'eccellenza mondiale).

Chi vende spazi, così come chi fa grafica od altro, non può sostituirsi ad un pubblicitario professionista. Ad ognuno il proprio mestiere, ad ognuno la propria professione.


Qui di seguito riporto alcuni esempi di pubblicità brutte ed inutili: